Alla Casa di Carità in aumento i vogheresi
Sarà inaugurato stanotte, come da tradizione, in occasione della messa di Natale, l'artistico presepe orientale realizzato ormai da decenni dal diacono Angelo Marini, nella parrocchiale di Torrazza. Il presepe viene allestito secondo l'antica tradizione del gesso policromo dei grandi maestri della Catalogna. La versione viene rinnovata anno dopo anno grazie al certosino lavoro di Angelo Marini, che aggiunge diorami di grande effetto scenico, con personaggi ed episodi dell'Antico e Nuovo Testamento. Il presepe potrà essere visitato come di consueto fino alla prima settimana del mese di febbraio 2014. di Carlo Gobbi wVOGHERA Sono in aumento gli utenti vogheresi e oltrepadani della Casa di Carità intitolata a padre Molteni. E' questa l'inversione di tendenza di rilievo per l'anno che sta per finire, considerando che negli anni scorsi la quasi totalità dell'utenza era straniera (con predominanza di romeni, marocchini, tunisini, ucraini). La struttura, inaugurata nel novembre 2011, è dedicata agli uffici Caritas, all'ospitalità notturna di uomini e donne senza fissa dimora residenti a Voghera e un'ultima parte, la più ampia, rappresenta l'«housing sociale» di persone singole o piccoli nuclei familiari. Ci sono 8 mini alloggi per chi condivide la cucina con gli altri ospiti o 6 appartamenti per chi è autonomo. In entrambe le soluzioni, il tempo di permanenza è di 6 mesi, rinnovabili di altri sei in caso di estrema necessità. Inquilino da circa tre mesi di uno dei mini alloggi è Mario (nome di fantasia). «Avevo un'attività commerciale che poi ha chiuso nei primi anni Duemila – commenta il sessantenne – Dopo di che ho trovato una collaborazione e riuscivo a pagarmi l'affitto». Due anni fa anche questa entrata economica sparisce e l'uomo si trova ad essere troppo anziano per essere assunto e troppo giovane per andare in pensione. «Da un'esistenza normale, mi sono trovato per strada: con 400 euro di pensione di reversibilità non potevo andare avanti». Dopo soluzioni temporanee ma inadeguate a casa dei figli, e un periodo trascorso nel dormitorio, la decisione di ricorrere al mini alloggio, pagato dai figli. I mono locali danno la possibilità, attraverso anche una cucina comune, di avere a disposizione un luogo sicuro dove socializzare, con momenti terapeutici garantiti da un pedagogista. «Sul piano morale è stato molto importante, ho trovato personale disponibile che mi ha accolto bene». La storia di Mario è ricorrente in questi anni: una piccola attività fallita, una pensione vicina («Nel 2001 mancava meno di un anno stando ai contributi che avevo versato»), che poi diventa inesorabilmente lontana. «Le varie domande vengono valutate guardando la trasparenza della persona e la sua reale necessità abitativa, il suo background e il suo progetto di vita», afferma Marco Zattoni, della cooperativa Agape, responsabile della struttura. I mini alloggi vengono assegnati solo a maggiorenni con un piccolo reddito (pensione, stipendio, invalidità) in grado di pagare l'affitto di 190 euro, gli appartamenti sono affidati a piccoli nuclei familiari composti da 2 persone o a single (sia uomini che donne) in grado di sostenere la spesa di 290 euro di affitto. (ha coll. Marco Quaglini)