Sì definitivo alla manovra

ROMA La manovra del governo Letta incassa il voto di fiducia in Senato con 168 sì e 110 no e diventa legge dello Stato. Alla Camera è invece il decreto Salva Roma, diventato famoso per lo scontro sugli affitti della Camera, a ricevere la fiducia con 340 sì e 155 no. La legge di stabilità è un'operazione da 14 miliardi e mezzo, di cui dopo il passaggio parlamentare, tra sconti fiscali e aggravi tributari, il saldo segna 2,1 miliardi di tasse in più. L'ok definitivo arriva in mezzo a molti dubbi, anche nel Pd: l'area più critica è quella vicina al neo segretario. Critiche anche da Scelta civica, che approfitta del palcoscenico per annunciare un ultimatum al governo intimando modifiche sul tema delle liberalizzazioni e della Pubblica amministrazione. Ma il premier è certo che nel 2014 in tanti si ricrederanno. Il terzo passaggio parlamentare della manovra, come è prassi, è sostanzialmente burocratico: non c'è infatti il tempo per modificare ulteriormente il testo (a maggior ragione quest'anno con altri decreti legge che attendono di essere approvati dal Parlamento tra Natale e Capodanno) e così le polemiche sono tutte politiche e qualcuno si concede anche una protesta "colorata" in Aula: il M5S in mattinata tira fuori tanti cartelli con la scritta «Restituite anche voi!», prontamente rimossi dagli assistenti parlamentari. E in serata prova a manifestare il proprio dissenso non rispondendo alla prima chiama al voto di fiducia ma solo alla seconda, con l'obiettivo di rallentare almeno un po' le votazioni. Il leit-motiv delle critiche si può riassumere nella richiesta al governo di «maggiore coraggio» come sottolineano gli stessi esponenti Pd renziani. La più battagliera appare comunque Scelta civica: il governo deve cancellare la misura relativa alla mobilità del personale in esubero delle partecipate e riscrivere il dl Salva Roma, mette in guardia il segretario politico Stefania Giannini «altrimenti - aggiunge - valuteremo molto seriamente il nostro ruolo all'interno del governo a cominciare». Nel mirino una misura che prevede che le società controllate direttamente o indirettamente dalle società partecipate «possano, sulla base di un accordo tra di esse, realizzare, senza consenso del lavoratore, processi di mobilità di personale, previa informativa alle rappresentanze sindacali». Non è ancora legge dello Stato, dunque, che già la manovra firmata dal ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni è pronta per essere modificata: sul tavolo non solo le norme indicate dai partiti ma uno dei due assi portanti del provvedimento, vale a dire le misure sulla casa, con la promessa già fatta negli scorsi giorni ai Comuni di raddoppiare il fondo per le detrazioni sulla prima abitazione. Il decreto Salva Roma incassa la fiducia fra le contestazioni. Gianluca Bonanno (Lega) vota contro il provvedimento con una molletta per panni sul naso («Questo decreto puzza»). Ma la partita non si chiude qui: il voto definitivo sul testo slitta al 27 dicembre, quando il governo ha promesso che la norma sugli affitti d'oro intestati alla Pubblica Amministrazione, al centro delle polemiche nelle ultime 48 ore, verrà definitivamente cancellata. Solo dopo, il 28, il dl potrà passare al vaglio del Senato (scade il 31/12). In realtà, spiega il relatore Angelo Rughetti, la situazione «non è proprio come la dipingono» i Cinque stelle visto che loro vogliono che resti in piedi la possibilità di risoluzione anticipata dal contratto d'affitto, non solo per la Pubblica Amministrazione, ma anche per i Fondi Immobiliari.