Legnini: è un'inversione di rotta

di Vindice Lecis wROMA Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giovanni Legnini ha seguito in prima persona l'evolversi dell'iter parlamentare della legge di Stabilità appena varata. Può davvero invertire la rotta questa legge? «Si tratta di un' inversione di rotta e non capisco perché si voglia ignorare tale dato di fatto. Dopo molti anni di manovre lacrime e sangue, di tagli e tasse, ne abbiamo varata una che, seppure in modo contenuto e all'interno dei vincoli di finanza pubblica, dispone la restituzione delle tasse a lavoratori e aziende. Inoltre avvia un percorso virtuoso per ulteriori riduzioni fiscali». Le parti sociali dicono che si poteva fare di più «Sulle misure per la crescita e l' equità fiscale tutti avremmo voluto fare di più. Tuttavia non abbiamo voluto fare operazioni spericolate e sfasciare i conti pubblici». Sul cuneo fiscale si parla di fondi insufficienti e aleatori. «Tutte le critiche sono legittime, ma quelle sul nuovo fondo per ridurre il cuneo fiscale mi sembrano singolari. Oltre alle risorse già previste nel testo originario, che nel triennio sono importanti, bisognava introdurre un principio innovativo in base al quale tutto ciò che si consegue in più con i risparmi e la lotta all'evasione va destinato alla riduzione delle tasse su lavoro e imprese. Lo hanno chiesto le parti sociali e lo abbiamo fatto. Si criticano le spese inderogabili… «Spieghiamo: se c'è una calamità naturale o un impegno internazionale da affrontare quella diventa inevitabilmente una priorità rispetto ad altro e non cambia nulla se lo scrivi o non lo scrivi in una norma». Visto quanto è accaduto abolirebbe l'Imu? «Su questa imposta si è scatenata una polemica ideologica per anni che ora la legge di stabilita chiude. Viene confermata l'abolizione dell'Imu e si introduce la Service tax, che c'e in tutta Europa e non solo. L'imposta ora diventa federalista, nella disponibilità dei Comuni e con la responsabilizzazione nel rapporto tra sindaci, amministratori e cittadini». Eppure i sindaci sono i primi critici. «Il testo approvato alla Camera su questo punto è sostanzialmente quello varato dal Senato, non ci sono state obiezioni. Ho molta stima per Piero Fassino e massimo rispetto per i sindaci per l'importante lavoro che fanno in prima linea, dopo aver subito negli anni scorsi tagli pesantissimi. Ma accogliere le loro richieste significa o aumentare la Tasi o le risorse destinate alle detrazioni e durante l'esame parlamentare non si sono verificate le condizioni politiche e finanziarie per farlo». Sarà necessaria una manovra correttiva? «Penso che non servirà una manovra correttiva ma solo eventualmente ulteriori interventi, a partire da quelli sulla finanza locale, come e' sempre avvenuto in corso d'anno». Come giudica lo scontro sulla web tax? «Non si tratta di una nuova tassa e non si vuole limitare l'utilizzo di internet. E' il tentativo di evitare l'elusione dall'obbligo fiscale. Non è facile perché la tassazione delle imprese multinazionali è ancorata al luogo della stabile organizzazione di queste: farlo con chi produce automobili è facile, per internet è complicato. I giganti del web pagano altrove le imposte su servizi che svolgono in Italia e la questione dovrà essere risolta in via definitiva in sede europea». ©RIPRODUZIONE RISERVATA