Il serial killer in trappola in Francia
di Maria Rosa Tomasello wROMA La fuga di Bartolomeo Gagliano finisce alla periferia di Mentone, Francia, mentre il ministro Annamaria Cancellieri riferisce al Senato sulla caccia al serial killer fuggito durante un permesso premio dal carcere di Marassi. «Evviva» esulta il Guardasigilli. A tradirlo è l'auto che si è fatto consegnare martedì, sotto la minaccia di una pistola, nell'alba gelida di Genova, da un panettiere. Alle 23.12 di quello stesso giorno la Fiat Panda Van di colore verde rapinata al commesso entra nel casello di Albisola ripresa dai sistemi di videosorveglianza dell'autostrada: 87 minuti dopo supera il varco di Ventimiglia senza pagare ed entra in territorio francese. Le ricerche, dunque, si concentrano oltreconfine. Alle 13.55 di ieri Gagliano viene bloccato in un parcheggio di Mentone, perla della Costa azzurra, mentre sta per risalire a bordo dell'auto. Ancora una volta è la Panda, che è stata avvistata mercoledì notte sul lungomare di Nizza, individuata da ore e messa sotto osservazione, a tradirlo. Ma la sua presenza nella zona non è passata inosservata, anche i clienti di un bar lo hanno riconosciuto e segnalato alla polizia. Dopo un lungo appostamento in Place d'Armes, l'uomo viene circondato da venti agenti delle squadre speciali francesi e dagli investigatori della squadra Mobile di Genova e dello Sco. Ha con sè una pistola calibro 7.65 con un colpo in canna, ma non oppone resistenza. Dirà più tardi il suo avvocato, Mario Iavicoli: «Mi aveva chiamato a mezzogiorno. Voleva costituirsi. Avevamo appuntamento in serata, nel ponente ligure, eravamo d'accordo che lo avrei accompagnato dai carabinieri». Nel suo albergo, "Le Parisienne", poco distante dal luogo della cattura, vengono ritrovate numerose munizioni calibro 38, 22 e 9, oltre a una serie di pasticche. «Questo ci fa capire che l'uomo era estremamente pericoloso: bizzarro che il suo avvocato dica che si volesse costituire – sottolinea Gennaro Capoluongo, direttore del Servizio di cooperazione internazionale della polizia – Ora si tratta di capire se ha scelto quella città perché lì aveva appoggi oppure perché era la località più vicina». Accertamenti sono in corso per accertare la provenienza dell'arma. «Adesso – spiega il procuratore capo di Genova, Michele Di Lecce – sarà avviata la procedura per l'estradizione». È la conclusione di una operazione italo-francese iniziata con la diffusione di una "orange notice" Interpol dopo che gli inquirenti italiani, il pm Alberto Landolfi e l'aggiunto Vincenzo Scolastico, avevano chiesto e ottenuto un mandato di cattura internazionale. «Ho appreso la notizia con un grande senso di sollievo» commenta da Genova Daniela Verrina, il giudice del tribunale di sorveglianza che ha firmato il permesso e per questo finita nell'occhio del ciclone. «È dispiaciuto di avermi tradito? Non aggiungo altro». Le prime parole di Gagliano, infatti, sono rivolte al magistrato e al direttore del carcere di Marassi, Salvatore Mazzeso: «Sono dispiaciuto per aver tradito la fiducia della dottoressa Verrina e del dottor Mazzeo – dice al suo avvocato – Mi dispiace per quello che è successo, volevo rientrare in carcere. È stato un colpo di testa». Ma per il gip Adriana Petri, che ha emesso la misura cautelare e il mandato di arresto europeo, Gagliano ha progettato la fuga, come testimonierebbe il fatto che si è allontanato con tre borsoni lasciati vicino a casa della madre. Resta impigliato nella vicenda anche il direttore del carcere, per il quale si profila un trasferimento a causa delle dichiarazioni rilasciate dopo l'evasione («Non sapevamo che avesse quei precedenti penali»). «Dichiarazioni temerarie – accusa il ministro – il carcere era in possesso di tutti i documenti. Ha gettato allarme nella popolazione e discredito sulle istituzioni». ©RIPRODUZIONE RISERVATA