Violenza sessuale, assolto «Ma ora sono distrutto»
«Avrei preferito una condanna, ma la sentenza comunque non esclude che il gesto sia avvenuto». L'avvocato Annamaria Boiocchi era il legale di parte civile della giovane, presunta vittima di violenza. «Parliamo di una ragazzina di 20 anni – prosegue – che aveva a che fare con un suo superiore gerarchico di 34 anni. Il tribunale ha ritenuto che quell'atto sia avvenuto nell'ambito di un rapporto in cui c'era confidenza tra le parti. Io credo che, in ogni caso, mettere la mano sul sedere di una donna sul posto di lavoro non sia un gesto accettabile». di Fabrizio Merli w PAVIA «Quella donna mi ha rovinato la vita e ha anche rischiato di farmela perdere: alla vigilia di un'udienza, per la disperazione, ho tentato il suicidio». A parlare è il 34enne che era accusato di violenza sessuale, per avere messo una mano sul sedere di una sua collega, e che invece, ieri mattina, è stato assolto. Secondo il tribunale non vi fu alcuna violenza. Resta un ex imputato che per quasi quattro anni ha dovuto tollerare il "marchio" del violento, e ne ha subìto pesanti contraccolpi. L'uomo lavorava come dirigente al negozio Zoodom di viale Montegrappa. Verso la fine di aprile 2010, una ventenne che lavorava alle dipendenze del 34enne sporse querela contro di lui. Dichiarò che tre mesi prima, dopo averla perseguitata con sms e messaggi su Facebook, il suo principale le aveva messo una mano sul sedere. Comportamento che, a termini di codice, è qualificato come violenza sessuale. Iniziarono le indagini delegate dalla procura e, per l'uomo, iniziarono anche i guai. «Quel lavoro mi piaceva molto – spiega oggi l'uomo – ma dopo che si seppe dell'indagine, mi comunicarono il trasferimento a Monticello d'Alba, in provincia di Cuneo. E io, che avevo appena avuto un incidente d'auto e non potevo viaggiare sino a là, persi il lavoro». Gli accertamenti portarono al rinvìo a giudizio e al processo. «Nel frattempo, molte persone mi avevano tolto la loro amicizia, sapendo che ero accusato di violenza sessuale». In udienza, difeso dall'avvocato Luca Angeleri, il 34enne ha respinto l'accusa. Il suo legale, inoltre, ha citato una serie di testimoni e prodotto alcuni documenti che hanno messo fortemente in dubbio la ricostruzione accusatoria. Secondo il pm, infatti, il 34enne aveva palpato la collega davanti alle macchinette del caffè e una terza collega, che però in quel momento dava le spalle ai due, avrebbe sentito la frase «Ma come ti permetti». Ma il difensore ha prodotto copie di messaggi sms e di dialoghi su Facebook dai quali risulta che l'amicizia, tra i due, durò ben oltre il presunto episodio di violenza sessuale. Una circostanza, questa, che è risultata decisiva nell'indirizzare il convincimento del collegio giudicante presieduto da Cesare Beretta. «La valutazione del contesto in cui è avvenuto il fatto – scrivono i giudici nella motivazione depositata insieme al dispositivo – caratterizzato da una progressiva intensificazione dell'intimità sentimentale e delle confidenze a sfondo sessuale tra i due, induce il tribunale a ritenere che l'imputato fosse ragionevolmente convinto che il suo approccio fisico, non sarebbe stato percepito come una costrizione da parte di B., ma come normale e comune evoluzione del loro rapporto, denso di provocazioni, connotazioni e allusioni erotiche». I giudici, quindi, hanno ritenuto che l'intento dell'uomo non fosse quello di imporre alla donna un atto sessuale contro la sua volontà. E lo hanno assolto con formula ampia, nonostante l'accusa avesse chiesto una condanna a 1 anno e 8 mesi. L'avvocato Angeleri è soddisfatto per il risultato raggiunto: «Abbiamo cercato di offrire al collegio tutti gli elementi per ricostruire al meglio la vicenda. E il collegio ci ha dato ragione». «Al di là dei danni che ho patito – conclude il 34enne – quello che mi ha offeso di più è stata un'altra cosa. Io ho insegnato per anni tecniche di difesa personale e ho incontrato anche donne che erano state effettivamente stuprate. Donne che un uomo normale, conoscendone la storia, fatica a fissare negli occhi. Ecco, mi ha fatto male essere accusato di qualcosa che ho sempre combattuto».