Renzi: la legge elettorale si fa con tutti

di Maria Berlinguer wROMA «Ok Angelino io ci sto sulla legge elettorale, mi sta bene anche discutere del finanziamento anche se negli ultimi venti anni avete fatto diversamente...». Neanche Matteo Renzi si sottrae al bacio della pantofola di presentare l'ultimo libro di Bruno Vespa. Ma l'occasione è propizia per una trattativa diretta con Angelino Alfano, leader del centrodestra entrato in fibrillazione per il tentativo del segretario del Pd di trattare sulle rifome anche con le opposizioni, a partire da Berlusconi, Renato Brunetta ha smentito l'incontro con il renziano Dario Nardella per discutere della riforma elettorale. Ma la notizia ha comunque messo in allarme il Nuovo centro destra. Le riforme si fanno con chi ci sta, ribadisce il sindaco fiorentino che considera «di ottimo auspicio il fatto che la commissione affari costituzionali della Camera abbia stabilito il 31 gennaio per il lavoro sulla legge elettorale, così con i regolamenti della Camera possiamo votarla la prima settimana di febbraio». «La legge elettorale vogliamo farla subito chi si sottrarrà pagherà dazio» assicura anche Alfano che apparentemente rilancia il modello elettorale caro a Renzi: quello con il quale si elegge il sindaco. «Vogliamo una legge in cui la sera del voto si sappia chi ha vinto, in cui i cittadini eleggono il proprio parlamentare e in cui chi vince abbia un premio di maggioranza e governi 5 anni», dice Alfano. Ripetendo quasi a memoria quanto proposto da Renzi per le primarie. Ma a sorpresa Renzi frena, consapevole che i numeri su questo schema potrebbero non esserci. «Attenzione, chi fa la legge a colpi di maggioranza sbaglia: il Porcellum è stato fatto senza il concorso delle opposizioni, se oggi riusciremo a fare una legge elettorale buona cosa sarebbe che fosse condivisa da opposizione e maggioranza», dice. Soccorso da Enrico Letta. «La legge va fatta assolutamente, è ovvio che la maggioranza deve essere d'accordo ma va fatta con il maggior consenso di tutti», dice il premier. Quanto a Renzi, ad Alfano ricorda che «oltre al doppio turno c'è la legge in vigore per i sindaci sotto i 15mila abitanti, c'è il Mattarellum corretto e ci sono sistemi che garantiscono bipolarismo e governabilità». Ma il leader di Ncd non demorde. L'intesa va trovata nella maggioranza, altrimenti si mette a repentaglio la durata del governo. «Non credo però che Renzi voglia mettere in difficoltà Letta facendo l'accordo prima con le opposizioni che con la maggioranza», dice. «Letta dice che mangerà tanti panettoni? Spero non ingrassi con me», scherza Renzi, negando di aver chiesto rimpasti «cosa c'è di più vecchio?». Quanto alla legge elettorale, se si farà «lo scopriremo solo vivendo il 31 gennaio», chiosa Renzi citando Lucio Battisti. Per quanto lo riguarda, però, il segretario del Pd non si preclude piani B se la maggioranza non dovesse riuscire a partorire un risultato. Alla «provocazione» di Alfano di rinunciare già dal 2014 al finanziamento pubblico alla politica Renzi ci sta ma rilancia. «Ti domando: "Il Senato lo vogliamo riformare in modo che chi vi siede sia a zero indennità? Ci stai o non ci stai?"». Infine Renzi ha riproposto due temi destinati a creare polemiche. «La Uil fa bene a fare i conti della politica ma ora tiri fuori anche i conti del sindacato», dice. Quanto alla Cgil che lo ha accusato di voler cambiare le regole il segretario replica: «Metteremo fine alla cinghia di trasmissione tra noi e la Cgil e non riparta il dibattito ideologico sull'articolo 18 o si finisce in melma». ©RIPRODUZIONE RISERVATA