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MORTARA «Non si può pensare di chiudere un ospedale come questo. E' un punto di riferimento per noi che abitiamo in zona. I tempi di attesa per prenotare esami e visite sono buoni, ridotti rispetto ai grandi ospedali» dice Giuseppe Fassardi. «Mia mamma è stata ricoverata qui sessanta giorni per la riabilitazione dopo la frattura del femore e ha trovato un ambiente accogliente, personale disponibile e gentile. E' il vantaggio delle piccole strutture» spiega Piera Zampini. Ordine e pulizia. Camere ristrutturate di recente. Nei reparti il personale ha già allestito alberi e presepi. L'ospedale è diviso in due blocchi. Il vecchio e il nuovo. Immersi in un parco di pini marittimi ancora intatto. Piantati quando fu costruito il sanatorio Asilo Vittoria nel 1929 con un lascito della fondazione Quinto Bossi. «Vigevano è vicina – dice Roberto, che attende la mamma fuori dall'ambulatorio di Senologia dove sta per essere sottoposta a una visita di controllo –. Ma noi che arriviamo da Cilavegna troviamo più comodo e rapido venire qui a Mortara. Tempi di attesa ridotti e accessibilità diretta». Luciano Facchinelli è ricoverato in Chirurgia. «Devo essere operato – dice seduto in un sala riservata ai pazienti e ai familiari – Qui c'è un ambiente molto umano». In questi giorni però in Chirurgia ha pochi compagni di reparto. Camere vuote, ricoveri ridotti per questioni di budget da non superare lasciano capire in reparto. «Ho accompagnato un mio collega a fare fisioterapia – dice Antonio Aresi –. In ospedali piccoli come questo si recupera la dimensione umana che i gra di centri hanno perso. E poi sono un punto di riferimento per il territorio». Nella sala d'attesa del pronto soccorso, aperto 24 ore su 24, alle 13 ci sono cinque pazienti in attesa. «Ma qui la coda si smaltisce in fretta » dicono.