Evasione, assolta la ditta «Solo colpa della crisi»
di Maria Fiore wPAVIA Per l'accusa di evasione fiscale il pubblico ministero voleva la condanna. E sarà stata la tensione accumulata durante la requisitoria a farla sciogliere in lacrime quando il giudice Cesare Beretta ha emesso, al contrario, una sentenza di assoluzione. Un pianto liberatorio, dopo due anni di traversie giudiziarie. Laura Giavotti, 49 anni, amministratrice della ditta di stampi e materie plastiche in via Piemonte a San Martino - stabilimento che dà lavoro a una trentina di dipendenti - era finita a processo al termine di un accertamento dell'agenzia delle entrate, che le contestava di non avere versato oltre 165mila euro di tasse, tra ritenute d'acconto e Iva. La ditta, in effetti, dopo il 2008 era precipitata nel baratro della crisi economica e aveva subìto un calo delle commesse e del fatturato. «A quel punto bisognava scegliere se pagare le tasse o i dipendenti», è stata la difesa della donna in aula. Una difesa che il giudice Beretta ha condiviso, motivando l'assoluzione sulla base dell'«oggettiva situazione di difficoltà economica e di crisi di liquidità» in cui versava l'azienda nel 2009, anno in cui l'agenzia delle entrate aveva rilevato il mancato versamento di 112.600 euro di ritenute d'acconto e 53mila euro di imposte. L'imprenditrice, secondo le motivazioni del giudice, «ha scelto in buona fede di pagare i dipendenti ma senza volontà di evadere», visto che poi l'imprenditrice aveva concordato con l'agenzia delle entrate un piano di rateizzazione e di pagamenti posticipati e pochi mesi dopo la denuncia penale aveva già saldato buona parte del debito. Per la precisione era stato subito fatto il versamento delle ritenute d'acconto, a cui sono stati aggiunti anche gli interessi, mentre per l'Iva la rateizzazione è ancora in corso. La decisione di pagare poco per volta, vista la situazione di crisi, era stata messa nera su bianco dal commercialista della ditta, che aveva fatto presente all'agenzia delle entrate le difficoltà generate dal calo del fatturato soprattutto perché erano venute meno alcune commesse con l'estero e in particolare con gli Stati Uniti. Era stato perfino necessario fermare otto presse dello stabilimento, proprio per evitare di incrementare lo stock del magazzino. La società si era trovata a fare i conti, nello stesso tempo, con l'aumento dei prezzi delle materie prime. Un circolo vizioso che aveva fatto lievitare i debiti nei confronti delle banche. I titolari dello stabilimento si erano trovati così di fronte alla scelta di pagare le tasse o pagare lo stipendio ai dipendenti. Avevano optato per la seconda alternativa, ma si erano subito detti disponibili a trovare una soluzione per versare il dovuto al fisco. Nonostante questa volontà, tuttavia, la denuncia penale era partita lo stesso e l'imprenditrice si è trovata a processo, a difendersi dall'accusa di evasione fiscale. Accusa da cui, però, è uscita assolta. «Casi come quello affrontato in aula sono ormai all'ordine del giorno a causa della crisi – dice l'avvocato Yuri Lissandrin, difensore della donna –. Ma siamo contenti della sentenza, perché rende giustizia del comportamento di una ditta che è sempre stata seria e corretta. Il giudice si è mostrato equilibrato e sensibile alla problematica». @mariafio3 ©RIPRODUZIONE RISERVATA