Gli 007: sono imprevedibili e senza guida

ROMA Cose raramente viste prima: ultras della Juve e del Torino fianco a fianco, estremisti di Forza Nuova e antagonisti dei centri sociali sugli stessi marciapiedi e - al Sud - la mano della criminalità organizzata a spingere sulla protesta. L'intelligence rivolge da tempo la «massima attenzione» alla mobilitazione dei Forconi, che presenta tratti inediti e preoccupanti. In una lunga audizione ieri al Copasir, il direttore dell'Aisi (l'Agenzia informazioni e sicurezza interna), generale Arturo Esposito, ha esposto le sue valutazioni sulla natura, i rischi e le possibili derive dell'ondata di contestazione giunta al quarto giorno. Innanzitutto, si nota la mancanza di una regia unica, di «una testa», delle proteste. Ciò rende complicato anche capire il timing delle iniziative organizzate in tutta Italia che si diffondono a macchia di leopardo sul territorio in modo scarsamente prevedibile. C'è poi la saldatura tra diverse anime - si va dall'ultras all'antagonista, dall'estremista di destra al mafioso - unite dai sentimenti di contrapposizione nei confronti dello Stato e delle istituzioni. Una saldatura favorita dal malcontento sociale alimentato dalla crisi economica e che si esprime nei contesti più diversi, da nord a sud. Nelle regioni meridionali - in Sicilia, in Puglia, in Campania - si aggiunge anche la spinta della criminalità organizzata interessata a cavalcare e fomentare l'onda della protesta. Un magma, dunque, sul quale c'è grande attenzione da parte dell'Aisi per capire se questo fronte comune di gruppi eterogenei avrà vita breve o, nella peggiore delle ipotesi, potrà consolidarsi ed alzare il livello dello scontro. A preoccupare, ha riferito il presidente del Copasir, Giacomo Stucchi, al termine dell'audizione, «sono gli episodi di Torino e gli assalti alle sedi del Pd: significa che è necessario tenere alta l'attenzione». Stucchi ha anche fatto notare che «il movimento sta evitando di farsi dare etichette politiche, se si mette un cappello politico rischia di perdere parte di quelli che protestano, qualsiasi bandiera divide». Da parte sua, il vicepresidente del Copasir, Giuseppe Esposito, ha osservato come «questa protesta è anche una grande vetrina, e ognuno cerca di trovare adepti».