Il Pil frena la caduta cresce la produzione Saccomanni esulta
di Vindice Lecis wROMA Il Pil ha smesso di precipitare. Per la prima volta dopo otto trimestri di seguito (due anni filati), nel terzo del 2013 ha segnato una variazione congiunturale nulla, interrompendo la caduta iniziata nell'estate del 2011. Lo rileva l'Istat, secondo cui però «la fine della recessione non può ancora essere dichiarata» e «non è compito dell'istituto certificarlo». Ci pensa però il ministro Saccomanni a farlo: «È lo stop della recessione. In ripresa import, export e produzione industriale. Ancora molta strada da fare ma la direzione è giusta». Per la produzione industriale la crescita viene certificata dello 0,5% a ottobre, ma non ci sono segnali per l'occupazione. L'Istat fotografa in realtà soltanto un primo segnale di attenuazione della recessione. Nel terzo trimestre, infatti, il valore assoluto del Pil, in termini reali, risulta di circa 100 milioni inferiore al valore del trimestre precedente. Inoltre, pur restando invariato percentualmente rispetto al trimestre precedente, il Pil è sceso dell'1,8% su base annua. L'Istat ha comunque rivisto in miglioramento le stime precedenti: -0,1% il congiunturale e -1,9% il tendenziale. Infatti gli esperti dell'istituto italiano di statistica spiegano come «non ci siano gli elementi tecnici» per parlare di fine recessione. Ci troviamo davanti a una variazione nulla del Pil a livello congiunturale che non permette di ufficializzare, tecnicamente, l'uscita dalla recessione. Resta pari a -1,9% la variazione acquisita del Pil per il 2013, ovvero quella che si otterrebbe in presenza di una variazione congiunturale nulla nell'ultimo trimestre dell'anno. Siamo cioè quasi fermi. Tuttavia Saccomanni ritiene che la strada sia tracciata e poco prima di pranzo diffonde una dichiarazione ottimistica: «Nel quarto trimestre l'andamento del Pil sarà positivo. Con la ripartenza delle imprese potranno finalmente arrivare miglioramenti per l'occupazione». In serata si corregge: «Ci stiamo avviando verso la fine della recessione» ma è «ingiusto sperare» che ci saranno riflessi immediati sull'occupazione perché «la situazione è molto grave». Anche gli economisti sono prudenti se non scettici. Dati «troppo deboli» e ancora «ballerini» per poter dire che l'Italia sia uscita dalla recessione è il coro unanime. Dice Paolo Leon: «Il fatto nuovo di fondo è che non è cambiato praticamente niente rispetto all'anno scorso, non c'è ripresa della domanda interna né per i conti esteri, semmai qualche contributo è venuto da scorte e magazzini». Per Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria «la discesa sembra attenuarsi ma non possiamo dire che siamo fuori dalla crisi. Su base annuale siamo ancora sotto». Non si fanno illusioni i sindacati. Per i leader Camusso, Bonanni e Angeletti è un bene che la recessione stia rallentando ma il problema è il disastro occupazionale. ©RIPRODUZIONE RISERVATA