Blitz anti camorra in cella per usura lady Vallanzasca

ROMA Lui, Renato Vallanzasca, secondo l'accusa non avrebbe mai smesso di mettere a segno reati. Il bandito, protagonista della vita criminale milanese negli anni Settanta, stava per concludere un affare con il gruppo camorristico Perfetto di Mondragone. Il bel René stava per aprire in società con i boss un negozio di mozzarelle a Milano nella zona dei Navigli. Lei, Antonella d'Agostino, moglie del bel Renè, sapeva destreggiarsi tra i capi-clan di Mondragone. Determinata e feroce nella riscossione degli interessi di chi era caduto nella trappola degli strozzini. E' quanto emerge dalla maxi operazione contro usura ed estorsione condotta dalla Dda di Napoli e dalla polizia di Cassino che ha arrestato 14 persone e imposto ad altri 4 l'obbligo di firma. Secondo i magistrati, l'organizzazione prestava soldi approfittando dello stato di bisogno delle vittime. Poi pretendeva la restituzione con ingenti maggiorazioni ricorrendo alle minacce. La moglie di Vallanzasca, Antonella D'Agostino sarebbe stata legata ad alcuni esponenti del clan Esposito radicato nel territorio di Sessa Aurunca e avrebbe avuto un ruolo di mediazione per l'acquisizione di un hotel a Mondragone. Gli inquirenti hanno anche raccolto elementi sul coinvolgimento dello stesso Vallanzasca che, sebbene detenuto, avrebbe mantenuto rapporti con contesti criminali. Il "progetto delle mozzarelle" a Milano emerge in una conversazione intercettata nel maggio 2012. «Renè – dice Italo Zona, uno degli arrestati, a Renato Vallanzasca – mettiamo una cosa in piedi insieme lassù... Mettiamo un grosso centro di smistamento di mozzarelle, una bella piattaforma. Io ti mando tutti i giorni le mozzarelle». Zona rassicura sull'organizzazione del progetto: «Metto tutto io, facciamo società, tu trovami solo il posto». Dalle intercettazioni si capisce che Vallanzasca intende aderire al progetto malgrado il timore per la scadenza a maggio del permesso di lavoro. Riesce anche a trovare un locale ai Navigli, ma alla fine il progetto non si realizza. L'inchiesta, condotta dal pm Francesco Greco, è andata avanti tra intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori di giustizia. Gli arrestati sono accusati di associazione di stampo camorristico, estorsioni, usura e intestazione fittizia di beni. Eseguito anche un maxisequestro di beni per un valore di due milioni di euro. Gli inquirenti sono riusciti a individuare alcuni prestanome, di cui il clan si sarebbe avvalso per costituire società e per reimpiegare il denaro proveniente dalle attività criminali. Tra le persone arrestate, figura un commercialista e un'impiegata dell'Asl di Cellole (Caserta). Si è rivolta all'organizzazione per recuperare una somma di denaro «ben consapevole, come sostengono gli inquirenti, del loro spessore criminale e dei metodi utilizzati».