le primarie del Pd
di Vindice Lecis wROMA Vigilia primarie curiosamente movimentata. In piazza Farinata a Empoli, Matteo Renzi ha trovato un militante con la bandiera del Pci e uno striscione esposto su un palazzo di questo tenore: "...o bravo Matteo! #vincecivati". Il sindaco ci ha scherzato su: «Lasciatelo lì e vediamo lunedì chi ha ragione...». Altro episodio ha visto protagonista Pippo Civati costretto ad arrivare a Cagliari in autostop perché l'auto sulla quale viaggiava si è trovato col serbatoio vuoto. Ma Renzi non ostenta eccessiva sicurezza perché «non tutto è ancora scritto» afferma. Oggi, infatti, nei novemila gazebo la prima scommessa da vincere sarà quella della partecipazione. Nessuno azzarda previsioni, ma, anche i più ottimisti, sanno che il dato delle ultime primarie - lo scontro Bersani-Renzi di un anno fa (3,1 milioni di persone) - è irraggiungibile. Nella giornata di chiusura delle ostilità con gli appelli finali, Renzi ha parlato a Empoli, Cuperlo a Bologna e Civati in Sardegna. E accanto alle dichiarazioni programmatiche non si sono risparmiati attacchi come quelli di Civati a D'Alema e a Cuperlo per gli sms agli elettori. Renzi ha insistito su un concetto: che il Pd deve «tornare a vincere» e che «questa è davvero l'ultima occasione per cambiare tutti insieme l'Italia». L'obiettivo è trasformare le primarie in un referendum tra la modernità e «gli altri», i conservatori. Per il sindaco di Firenze un'affluenza sotto i due milioni sarebbe una sconfitta e per questo motivo ha voluto anche scrollarsi l'immagine di uomo poco attento alle questioni sociali: «Chi vota per me, vota per cambiare le regole del gioco sul lavoro». Nei giorni scorsi era stato infatti attaccato dai suoi competitori per aver promosso la riforma delle pensioni della Fornero. Ieri ha «rovesciato il tavolo» e proposto anche «un taglio netto ai costi della politica» come condizione per le riforme. L'annuncio fatto da Romano Prodi di scendere dal suo Aventino in nome del «bipolarismo» ha certamente scosso la campagna. Gianni Cuperlo parla di «bellissima notizia» aspettandosi «più di 2 milioni di persone» ai seggi. Nel frattempo riafferma il profilo del Pd che vorrebbe se ne diventasse segretario: oggi, afferma «non si decide sulle sorti del governo né le sorti personali dei tre candidati» ma «è in gioco l'autonomia della sinistra». E' questo il punto centrale della sua linea in contrasto netto con Renzi che invece è da lui considerato come «in continuità» con il ventennio berlusconiano e col liberismo: «Flessibilità nel mercato del lavoro, blairismo, articolo 18, attacco ai sindacati. Cosa è questa se non continuità? Nemmeno il Labour di Milliband parla più di blairismo e parla di diritti e dignità della persona». Per Cuperlo infatti «il destino del Pd non è la moderazione ma il cambiamento. «Serve una grande forza di sinistra». Il suo modello di partito non è quello di essere «il volto buono della destra, noi siamo la sinistra. noi non siamo il volto politico della moda o Zelig, noi siamo la sinistra». Anche per Cuperlo, come per Renzi, «nulla è deciso» ma «comunque vada a finire se non vinco sarò al servizio dell'unità del partito» che vivrà «un ricambio profondo della sua leadership». Pippo Civati ha scelto la Sardegna per chiudere la campagna e spiegare la sua idea di sinistra. Che deve essere «moderna» non come quella di Cuperlo «un po' burocratica». Con Renzi, invece «si rinnova ma sino a un certo punto». Civati ha puntato molto sulla critica al governo Letta e sulla necessità di tornare alle urne chiudendo con la lunga stagione delle larghe intese: lo vorrebbe anche Renzi, afferma, «ma non riesce a dirlo: sembra Fonzie quando non riesce a chiedere scusa, visto che gli piace molto il modello». Punta ad avere il voto di Prodi e ammette di guardare all'esempio dell'Ulivo. Civati non crede che il Pd stia scivolando verso la scissione a sinistra e vuole invece prendere voti su quel versante: la scissione «è una cosa che mette in giro D'Alema, una volta era Cuperlo che scriveva i discorsi per lui, ora è il contrario». E se «si vota Cuperlo rimane tutto così com'è». Ci sono «due sinistre divise e io le voglio rimettere insieme». ©RIPRODUZIONE RISERVATA