Cinesi in schiavitù nei laboratori illegali
di Denis Artioli wPARONA Venti persone, tra cui bambini piccoli, che vivevano ammassate in due villette a Parona e ad Albonese, tra taniche contenenti centinaia di litri di solventi chimici sistemate tra i letti. Una vera e propria "Santa Barbara", dicono i carabinieri, una sorta di polveriera: sarebbe bastata una fonte di calore incontrollata per provocare un'altra strage, come è successo a Prato. I carabinieri di Vigevano, guidati dal capitano Rocco Papaleo, hanno scoperto nei due paesi lomellini due laboratori clandestini per calzature, gestiti da cinesi con 16 operai connazionali, immigrati regolari (11 ad Albonese, 5 a Parona) costretti a vivere in condizioni disumane. Secondo le accuse, li costringevano a lavorare con turni massacranti, anche di 20 ore consecutive, per realizzare prodotti destinati anche a griffe dell'alta moda internazionale (sono stati individuati almeno tre marchi molto noti). Per questa ragione, L.X., 32 anni, donna, cinese, residente ad Albonese e titolare della ditta calzaturiera, e il marito R.L., 31 anni, cinese, sono stati denunciati a piede libero con l'accusa di riduzione in schiavitù. Le villette adibite a laboratori sono state scoperte dai carabinieri dopo un periodo di osservazione delle abitazioni e dei movimenti attorno ai due edifici. Molti dei connazionali sfruttati avevano bambini di pochi mesi al seguito (sono stati trovati anche i giocattoli) e, secondo le accuse dei militari, erano costretti a lavorare per quasi venti ore al giorno e a vivere all'interno dei locali produttivi in condizioni igienico-sanitarie drammatiche, ancora più gravi per la presenza dei solventi chimici sistemati tra i letti dei lavoratori: per la bonifica è stato necessario l'intervento dei vigili del fuoco. Ma come è stata scoperta la presenza dei due laboratori clandestini? I carabinieri sono stati avvisati dalle segnalazioni dei vicini che, da tempo, erano infastiditi dai rumori dei macchinari, in funzione anche nelle ore notturne. Sono serviti ai militari alcuni giorni di osservazione, diventati anche più difficili dopo la tragedia di Prato, per la novità della presenza di una vedetta pronta ad avvisare, in caso di interventi sgraditi delle forze dell'ordine. I carabinieri di Vigevano si sono travestiti anche da postini e, con il pretesto di consegnare alcuni volantini pubblicitari, sono riusciti a superare il controllo della sentinella di turno e a verificare l'esistenza dei laboratori-lager, dando così avvio al blitz. Sono stati denunciati anche i proprietari italiani delle villette, per gli abusi edilizi effettuati per nascondere la presenza dei laboratori. I 16 lavoratori cinesi dormivano in alloggi promiscui, malsani, privi di riscaldamento, di energia elettrica e di qualsiasi misura antinfortunistica e di sicurezza. A loro veniva anche fornito il vitto con cibi scadenti e in pessimo stato di conservazione. I carabinieri hanno verificato che i lavoratori cinesi erano costretti a svolgere le proprie mansioni negli stessi ambienti in cui poi dormivano, mangiavano e si intrattenevano con i familiari, tra cui i bimbi piccoli. ©RIPRODUZIONE RISERVATA