LA CRISI

di Vindice Lecis wROMA L'austerità ha impoverito e messo ai margini della società un quarto della popolazione dell'Unione Europea, circa 125 milioni di cittadini senza riuscire ad arginare la crisi. In Italia il potere d'acquisto delle famiglie è crollato del 9,4% dal 2008 al 2012 e un pensionato su due guadagna meno di 1.000 euro. Dati che parlano da soli e che le politiche di solo rigore non riescono evidentemente a contrastare. Un esercito di disoccupati, precari, sottopagati. In una parola: poveri. Vale a dire il 24,8% di donne e uomini che, secondo i dati diffusi da Eurostat, si colloca in una scala che va dal rischio povertà, alla privazione «molto severa» alle famiglie con intensità di lavoro debole e precaria. Nella graduatoria del rischio povertà, l'Italia è il Paese della zona Euro che sta peggio dopo la Grecia: nel nostro Paese è il 29,9% della popolazione, in Grecia invece il 34,6%. Si tratta per l'Italia di un dato imponente: 18,2 milioni di persone, in crescita sia rispetto al 2011 (quando a rischio povertà o esclusione sociale era il 28,2% della popolazione) che al 2008, primo anno di crisi, quando aveva toccato il 25,3%. Dati che hanno segnato un aggravamento nel corso del 2012, caratterizzato da un crescente disagio sociale, da un marcato impoverimento dei cittadini e dallo smantellamento dell'apparato produttivo in molti dei Paesi dell'Ue con l'Italia protagonista in negativo. Secondo Eurostat, il 19,4% si trovava a vivere con un reddito uguale o inferiore al 60% del reddito medio nazionale. Il 14,5% non era in grado di pagare un affitto, un prestito, le bollette della luce, il riscaldamento, consumare carne o pesce ogni due giorni, andare in vacanza per una settimana, avere una tv a colori o un telefono. In Italia è anche aperta sia una questione salariale che pensionistica. Secondo i dati dell'Inps diffusi ieri, quasi la metà dei pensionati (il 42,5%) percepisce un assegno inferiore ai mille euro. Su quasi 7,2 milioni di pensionati al di sotto di questa cifra ce ne sono 2,26 milioni (il 14,3% del complesso) che non arriva a 500 euro. Possono invece contare su un reddito di 3.000 euro al mese o poco più, circa 650mila pensionati. I pensionati pubblici hanno percepito nel 2012 una media di 1.948 euro al mese, superiore di oltre 700 euro all'assegno dei pensionati del settore privato (che ricevono una media di 1.223 euro). La differenza dipende anche dal numero di anni lavorati, e si amplia tra le donne con 826 euro medi di pensione per quelle del fondo lavoratori dipendenti, e i 1.613 di quelle del settore pubblico. Per artigiani e commercianti il reddito da pensione si ferma in media sotto ai mille euro. Tra il 2011 e il 2012 il potere d'acquisto delle famiglie è calato del 4,9%, ma è crollato del 9,4% tra il 2008 e lo scorso anno, il quadriennio della crisi. Nello stesso periodo il reddito disponibile delle famiglie ha perso in media l'1,8% (-2% tra il 2011 e il 2012). Lo scorso anno oltre 4 milioni di persone hanno usufruito di ammortizzatori sociali, a conferma che l'area del disagio è in crescita. Nel dettaglio, si tratta di 1,6 milioni di cittadini interessati da cassa integrazione e mobilità con una crescita del 28,5% sul 2011. La permanenza pro capite in Cig è stata di 2 mesi e 2 giorni lavorativi. Nel complesso hanno avuto invece il sussidio di disoccupazione (ordinaria, agricola e quelle a requisito ridotti) 2,5 milioni di persone a fronte dei 1,26 milioni dell'anno precedente Dai dati Inps si ha la conferma del calo dell'occupazione tra i lavoratori del pubblico impiego. Una vera emorragia nel 2012 con 130 mila dipendenti in meno. Le cause sono da ricercarsi nel blocco del turn-over ormai da anni e i numerosi prepensionamenti. I lavoratori pubblici sono calati del 4% passando da 3,23 milioni a 3,1 milioni, con un calo delle entrate contributive ex Inpdap di 4,78 miliardi (-8,2%). ©RIPRODUZIONE RISERVATA