«Droga e violenza, mio figlio sta male»

PAVIA «Mio figlio è ancora in cura, due anni dopo quell'episodio. Ancora adesso gli sembra di vedere quelle tre persone che hanno cercato di abusare di lui». A parlare è la madre del ragazzo che, quando aveva 14 anni, sarebbe stato attirato in casa da un conoscente della famiglia, indotto a fumare dello stupefacente e si sarebbe salvato dal tentativo di violenza sessuale. Per quell'episodio, è in corso un processo a carico di Massimiliano Daccò, operaio di 45 anni. «Ho letto – dice la mamma dell'adolescente – che quell'uomo sostiene che sarebbe stato mio figlio a prendergli di mano lo spinello. Per questo ho deciso di parlare». E la donna riferisce quella che è la ricostruzione della parte civile. «Mio figlio fu attirato in casa con un tranello – dice – Daccò gli disse che avrebbe dovuto consegnargli una cosa da dare a mio marito. Lui e mio marito si conoscono perchè sono cresciuti nello stesso quartiere. Gli fecero fumare quella sigaretta al crack e poi tentarono di abusare di lui. Poi, siccome il ragazzo aveva perso i sensi, lo abbandonarono davanti a un campo giochi». Il giovane non riferì subito quanto gli era accaduto ai genitori. «Nella notte si sentì male, non riusciva a respirare – prosegue la donna – il 118 lo portò al San Matteo. Gli trovarono del monossido nel sangue e fecero le analisi anche a noi, poichè sospettavano una fuga di gas. Ma noi stavamo bene. Poi mio figlio raccontò della droga e della tentata violenza. Adesso, noi ci aspettiamo che quella persona venga condannata».(f.m.)