Strage di Prato la titolare della ditta è sparita nel nulla

di Fiammetta Cupellaro wROMA Una catenina. È stato solo grazie ad un sottile filo d'oro che il marito ha potuto riconoscere la moglie rimasta uccisa nel rogo scoppiato all'alba di domenica nel capannone-lager di Prato. È lei l'unica delle sette vittime (due donne e cinque uomini) ad avere avuto in breve tempo un nome e cognome perché era la sola ad essere stata assunta regolarmente dai proprietari della "Teresa Moda" e ad avere un permesso di soggiorno. I suoi colleghi, che dormivano in loculi di due metri per due, erano tutti clandestini. Sono giornate di lutto e di rabbia a Prato dove nonostante la commozione, la città continua ad essere divisa in due. Ieri sera c'è stata la fiaccolata organizzata dalla comunità cinese all'esterno dell'azienda-dormitorio, mentre oggi il sindaco ha dichiarato giornata di lutto cittadino e un'altra fiaccolata percorrerà le strade di Prato, indetta dalle istituzioni insieme a Cgil, Cisl e Uil. Sempre oggi a mezzogiorno per onorare le sette vittime si bloccherà simbolicamente l'attività sia nelle scuole che negli uffici pubblici che osserveranno un minuto di silenzio. Intanto, continua l'attività della procura di Prato per risalire alle responsabilità della strage. Quattro persone sono state iscritte nel registro degli indagati: la titolare della "Teresa Moda", residente a Roma e che al momento risulta irreperibile, insieme ai tre gestori. I reati ipotizzati sono omicidio plurimo colposo, disastro colposo, omissione di norme di sicurezza e sfruttamento di manodopera clandestina. Gli indagati sono tutti di nazionalità cinese, ma i magistrati stanno valutando la posizione di alcuni cittadini italiani tra cui i responsabili dell'immobiliare che ha dato in affitto il capannone. E sul problema della sicurezza si è soffermato ieri il ministro del Lavoro Enrico Giovannini nell'informativa urgente alla Camera: «Bisogna incrementare le risorse alle attività di controlli, che negli anni hanno subito una riduzione a causa della spending review». Perché nel Macrolotto di via Toscana dove sono morti gli operai che guadagnavano 15 euro al giorno, le violazioni alle norme sulla sicurezza erano macroscopiche. E è stato lo stesso ministro a spiegarlo ai deputati: «Non c'erano uscite di sicurezza né maniglioni antipanico». Ma i dati sul settore tessile a Prato anche sul lavoro nero sono agghiaccianti: nel 2012 su 996 ispezioni sono state contestate 1.084 maxisanzioni per lavoro nero. 674 quest'anno su 780 ispezioni. I lavoratori clandestini rintracciati sono stati 253 l'anno scorso e 166 nei primi mesi del 2013. A fornire i dati è stato sempre il ministro del Lavoro. «Sono necessari interventi di livello nazionale, regionale e locale per far emergere da una condizione di insostenibile illegalità e sfruttamento quelle realtà produttive». Il monito lanciato dal presidente della Repubblica dopo la strage non è caduto nel vuoto. Ieri la commissione Lavoro al Senato ha approvato all'unanimità l'istituzione di una commissione d'inchiesta sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Un segnale è arrivato. ©RIPRODUZIONE RISERVATA