Replica di Letta a Rehn: no a scetticismo

di Maria Berlinguer wROMA Risponde per le rime a Olli Rehn e attacca a testa bassa Beppe Grillo che gioca per affondare il Paese ma prova a tendere ancora la mano a Forza Italia sulle Riforme. È un Enrico Letta inedito quello che a pochi giorni dalle primarie del Pd che dovrebbero incoronare Matteo Renzi distribuisce fendenti in Europa e in casa. Il 2014 sarà un anno cruciale per l'Unione europea che senza reali passi avanti rischia il trionfo ovunque del populismo antieuropeo e per l'Italia e la politica che, se non riuscirà finalmente a varare le riforme di cui si parla da vent'anni, avrà perso l'ultima occasione per essere credibile, avverte il premier che mercoledì tornerà alle Camere per una nuova fiducia al suo governo. È il commissario Olli Rehn il primo a finire nel mirino di Letta per aver dichiarato il suo «scetticismo» nei confronti dell'Italia e del suo risanamento. Pur essendo riuscita a non sforare il tetto del 3%, dice Rehn, non può invocare la clausola di flessibilità negli investimenti perché non ha ridotto il debito di mezzo punto. Olli Rehn «deve essere garante dei Trattati europei nei quali la parola scetticismo non c'è: quindi non può permettersi di esprimere scetticismo sull'Italia», replica secco Letta. «Togliendosi la giacca da commissario, visto che è candidato all'Europarlamento, si troverà in un parlamento europeo pieno di populismi e euroscettici», aggiunge velenoso. Quanto ai nostri conti, Letta dà finalmente un volto e un nome agli "ayatollah" del rigore contro i quali si era scagliato e non ci sta a finire sul banco degli imputati. «I conti dell'Italia sono in ordine, anche grazie al piano sulle privatizzazioni e sulla spending review», dice e la linea adottata dal governo italiano fatta «di un giusto equilibrio tra conti in ordine e ripresa» è l'unica possibile. Ospite dell'agenzia Ansa però Enrico Letta non fa sconti neanche alla politica italiana, incapace di mettere mano alle riforme in un periodo in cui persino in Vaticano, grazie a papa Francesco, si stanno compiendo svolte epocali. Il premier non anticipa i punti del patto programmatico che proporrà in aula mercoledì l'11. E anzi precisa che l'agenda del governo resterà quella con la quale prese la fiducia l'aprile scorso. Ma lascia capire che il tutto sarà adeguato anche in base alle consultazioni che aprirà con i quattro gruppi che sostengono la maggioranza. A partire da Scelta civica che proprio ieri ha lanciato un ultimatum all'esecutivo sulle riforme. «Il temadelle riforme 2014 sarà il cuore del discorso», dice Letta, citando quelle che, secondo lui, e anche secondo Renzi, sono le più urgenti. Ovvero fine del bicameralismo perfetto, riduzione del numero dei parlamentari, riforma del titolo V della Costituzione e legge elettorale. Quanto a Renzi il premier mostra ottimismo. «Chiunque sarà il segretario del Pd lavoreremo insieme perché c'è un interesse del Paese che viene prima degli interessi dei singoli». Parole distensive ma che suonano anche come un ammonimento al sindaco fiorentino al quale gli elettori potrebbe far pagare a caro prezzo la caduta del governo. In ogni caso l'ex vicesegretario di Bersani auspica che le primarie del Pd siano un successo. Infine l'appello a Berlusconi e a Forza italia perché appoggino, pur dall'opposizione le riforme «nell'interesse di tutti» visto che senza affondiamo e l'unico a poterne gioire sarebbe Grillo che punta ad affossare istituzioni e Paese. ©RIPRODUZIONE RISERVATA