Ucraina, piazze in rivolta Assedio a banche e palazzi

KIEV Fuoco incrociato sugli europeisti ucraini dal Cremlino e dal governo di Kiev. Mentre a Putin non va assolutamente giù il carattere nazionalista della protesta e denuncia che «più che a una rivoluzione» somiglia a «un pogrom», il premier ucraino Mikola Azarov non esita a gridare al «golpe» e sostiene che l'opposizione sta tramando per occupare il Parlamento (come tra l'altro già fatto col municipio di Kiev e con la sede dei sindacati). Intanto nella capitale la protesta continua da oltre una settimana, dopo la grande mobilitazione di domenica, la più grande dai tempi della rivoluzione arancione di nove anni fa. Ieri con lo sciopero nazionale proclamato dall'opposizione i dimostranti si sono pacificamente barricati in piazza Maidan e un migliaio di loro blocca l'ingresso al palazzo del governo, in attesa che oggi venga discussa dal parlamento una mozione di sfiducia. Il presidente Viktor Ianukovich ha tentato un gesto distensivo, ammettendo che le forze dell'ordine, pur se provocate, sono «andate troppo oltre» usando la forza contro la piazza, e ha invitato a manifestare pacificamente nel rispetto della legge: «Qualsiasi cattiva pace è meglio di una buona guerra». Ed è in quest'ottica che va letta la telefonata di Ianukovich a Barroso per ricevere una delegazione ucraina e discutere «alcuni aspetti dell'accordo di associazione», anche se il presidente della Commissione Ue si è detto disponibile ad attuare gli accordi già sul tavolo, ma non a riaprire i negoziati. Putin ha tentato in tutti i modi di evitare la firma dell'intesa Ue-Ucraina, ma i suoi "ricatti" politici e commerciali rischiano di essere vanificati dalle migliaia di persone scese in piazza a Kiev e dintorni contro il voltafaccia del governo nei confronti di Bruxelles. Ed ecco che il leader del Cremlino usa una nuova carta: paragona "EuroMaidan" a un "pogrom". Il riferimento non appare casuale, perché è proprio nell'Ucraina occidentale che tra fine '800 e inizio '900 vi furono le più sanguinose persecuzioni degli ebrei nell'allora impero russo, ed è sempre nell'Ucraina occidentale che il sentimento europeista è più sentito e gli ultra nazionalisti del partito Svoboda hanno il loro feudo elettorale. Per Putin quindi le manifestazioni a Kiev «non hanno nulla a che fare con le relazioni tra Ucraina e Ue», ma «sono state preparate in vista delle elezioni presidenziali del 2015» e per far cadere «le autorità legittime» del Paese con «gruppi di militanti ben addestrati»: un riferimento che evoca l'intervento straniero, come nella rivoluzione arancione.