Medico in cella da un anno i giudici valutano la libertà

di Maria Fiore wPAVIA Il «no» alla scarcerazione di Aldo Fronterrè, l'oculista di Pavia accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, va rivisto. La Cassazione ha annullato, con rinvio a un'altra sezione, la decisione del Riesame che aveva negato la libertà al medico 65enne, ex primario della Maugeri, in cella da quasi un anno. L'oculista pavese era stato arrestato, il 21 dicembre dello scorso anno, con l'accusa di avere favorito l'evasione da Pavia del killer della camorra Giuseppe Setola, il boss dei casalesi condannato all'ergastolo per la strage degli immigrati di Castel Volturno del 2008, con una relazione medica che ne attestava la quasi cecità. Su quella perizia, che permise al boss di ottenere gli arresti domiciliari a Pavia, c'è la firma del medico. Il processo a suo carico, che si sta svolgendo davanti al tribunale di Santa Maria Capua a Vetere, è stato aggiornato a gennaio, ma prima di entrare nel merito dell'accusa si discuterà dell'opportunità della detenzione. Oltre alla decisione della Cassazione, per la quale non è stata ancora fissata una data, il 18 dicembre il tema della possibile scarcerazione del medico sarà affrontato nell'udienza di appello al primo «no» pronunciato dal tribunale di Santa Maria. La difesa insiste quindi sulla scarcerazione del medico attraverso due fronti paralleli. «Sia il ricorso in Cassazione che l'appello contro la decisione del tribunale partono comunque dallo stesso presupposto, e cioè che le esigenze cautelari non esistono più – spiega l'avvocato difensore Pasquale Coppola –. La detenzione del mio assistito è quindi ingiustificata. La Cassazione ha più volte ribadito che per il concorso esterno la custodia in carcere si applica solo se c'è il rischio che il contributo al sodalizio mafioso possa ripetersi. Non è il nostro caso. Come può Fronterrè reiterare il reato se come persona e professionista è stato screditato dalla stessa inchiesta? Inoltre, Setola ottenne i domiciliari a Pavia sulla base di numerosi altri pareri medici: tutti concordavano con la diagnosi di cecità quasi totale». Nel mirino c'è la perizia firmata da Fronterrè, ma la Direzione distrettuale antimafia basa l'accusa di concorso esterno anche sulle cure ricevute dal cognato di Setola, il boss Enrico Martinelli, che Fronterrè sottopose a due trapianti di cornea. «Il medico venne chiamato da un sacerdote del carcere, mai identificato, che parlando di carità cristiana chiese al medico di interessarsi di un detenuto che stava perdendo la vista – rivela l'avvocato –. Il detenuto era Martinelli. L'intervento andò così bene che quando Setola ebbe bisogno di cure il nome di Fronterrè fu il primo a essere preso in considerazione». @mariafiore3 ©RIPRODUZIONE RISERVATA