Cluster del riso Ora è polemica
PAVIA L'Ente nazionale risi non sborserà un euro per allestire il Cluster del riso a Expo Milano 2015. In una fase in cui il riso italiano, di cui quello pavese e lomellino rappresenta la punta di diamante con 74mila ettari, deve difendersi dalla Cambogia, il presidente Paolo Carrà (foto nel riquadro) annuncia di non gradire il modello di partecipazione del Cluster. Si tratta di uno spazio espositivo innovativo che raggruppa, sotto lo stesso progetto architettonico, un numero di Paesi concentrati su un tema preminente, condiviso e rappresentativo. «E' il modello scelto dalle due regioni risicole, Lombardia e Piemonte, che però rischierebbe di far scomparire il nostro riso in mezzo ad altri meno significativi – spiega il vercellese Carrà – Preferisco il Padiglione Italia, che sarà coordinato dal governo e che darebbe molta più visibilità al nostro prodotto». Proprio a Pavia, nel luglio scorso, i rappresentanti di Expo 2015 e di Paesi asiatici come Bangladesh, Cambogia, Pakistan e Myanmar avevano firmato una convenzione che faceva della Provincia di Pavia l'ente capofila per il Cluster del riso. «Pavia deve essere protagonista mondiale nel mondo del riso – dice Daniele Bosone, presidente della Provincia – La nostra città può aspirare davvero a diventare la sede del quartier generale per tutti i partecipanti del Cluster del riso, modello che ritengo valido». Questo modello di spazio espositivo è stato abbracciato da Provincia, Fondazione Banca del Monte di Lombardia e Camera di commercio, ma ora sembra che l'Ente nazionale risi non voglia finanziare. In questi giorni il mondo agricolo sta discutendo se inserire anche il riso italiano nel Cluster, cui partecipano tutte le nazioni produttrici, o se limitarne la presenza al Padiglione Italia. «E' una discussione importante, anche perché non si tratta solo di risorse, ma del ruolo che si vuole dare alla partecipazione alla risicoltura nazionale in Expo – commenta Giovanni Daghetta, presidente Cia e risicoltore a Garlasco – Dobbiamo però decidere in fretta e soprattutto sapere per tempo quali risorse saranno disponibili. Non manca molto all'inaugurazione: da quando si deciderà la forma con cui il riso italiano sarà in Expo, ci sarà ancora molto lavoro da fare». Anche per Coldiretti e Confagricoltura è necessario essere presenti a Expo 2015. Ma l'argomento del giorno è anche la concorrenza rappresentata dalla Cambogia, che, a seguito dell'accordo "Everything but arms" ("Tutto ma non le armi"), può esportare in Italia riso sia grezzo sia lavorato facendo precipitare le quotazioni interne. «Mi sembra un controsenso finanziare uno spazio espositivo a fianco di Paesi che ci mettono in difficoltà», conferma il presidente dell'Ente risi. Del tema si è parlato anche a Bruxelles, nella commissione Agricoltura presieduta dall'italiano Paolo De Castro. Carlo Fidanza, unico deputato della commissione eletto nel Nord-ovest (Lombardia e Piemonte), riferisce: «Stiamo predisponendo una serie di iniziative per sollecitare la Commissione europea a introdurre la clausola di salvaguardia, o comunque un dazio, per riequilibrare il mercato. Umberto De Agostino