Sottosegretari Fi, Berlusconi "amareggiato"
ROMA I "cugini" di Forza Italia sono dei «poltronisti incoerenti». Lo mette per iscritto, Beatrice Lorenzin. Si era sentita accusare di attaccamento alla poltrona, insieme agli altri ministri Pdl, passati a Ncd. E invece adesso, dopo l'uscita di Silvio Berlusconi dal Parlamento e l'addio di Fi alla maggioranza, sul tavolo di Enrico Letta tardano ad arrivare le dimissioni di cinque dei sei sottosegretari in quota azzurra. E tra i "cugini" del centrodestra scoppia la polemica. Ma anche il Cavaliere è amareggiato per la nuova grana. Chi lo ha sentito oggi racconta da un lato il dispiacere per le dure parole con cui Adriano Galliani ha suggellato il divorzio dal Milan, dall'altro lato il disappunto per il dover assistere alle scene di attaccamento alle poltrone di chi quelle poltrone ha conquistato grazie a lui. «Si vendono tutti per una sedia», scuote la testa Berlusconi. «È la conferma che c'è chi sta lì soltanto per una carica», dice. E, spiegano i suoi interlocutori, non si riferisce solo ai sottosegretari Fi. «Non resto al governo con traditori e giustizialisti», dice Gianfranco Micciché, l'unico dei sei sottosegretari "azzurri" ad aver rassegnato al momento le dimissioni. Che «arrivano - ironizza Letta - con il contagocce». E di sicuro non arriveranno tutte. Perché se Jole Santelli e Walter Ferrazza hanno annunciato di averle presentate sì, ma nelle mani di Berlusconi, non hanno intenzione di lasciare il governo né il tecnico Cosimo Ferri né Rocco Girlanda, che ha deciso di passare a Ncd. Mentre tacciono per ora Bruno Archi e Marco Flavio Cirillo. «Non si può essere sottosegretari di lotta e di governo», avverte però Gaetano Quagliariello. Ma è anche contro i presidenti di commissione (Fi ne ha 2 al Senato, 4 alla Camera), che punta il dito Ncd. Nunzia De Girolamo chiede il passo indietro di chi, come Nitto Palma, era stato eletto presidente dalla maggioranza delle larghe intese. Ma il senatore campano replica: «Si dimetta lei e lo farò anch'io». Insomma, i forzisti non hanno intenzione di lasciare i ruoli istituzionali nelle Camere. E sono inamovibili, fino alla verifica di metà legislatura. Da Arcore, intanto, ai suoi interlocutori Berlusconi spiega di volersi concedere un momento di riposo, fino a lunedì, dopo giorni intensi. Intende raccogliere le idee per poi la prossima settimana riprendere l'opera di rilancio e riorganizzazione del partito. Nel weekend dell'8 dicembre il Cav, per il quale i forzisti tendono a escludere l'ipotesi di una candidatura alle europee in un Paese straniero, dovrebbe tornare sulla ribalta da leader dell'opposizione.