Sottosegretari Fi, è giallo

di Nicola Corda wROMA «Cari cugini, chi sono i poltronisti»? Formigoni si vendica così degli attacchi subiti in questi giorni dagli ex colleghi di Forza Italia. E' infatti già cominciata la guerra delle poltrone con Fi passata all'opposizione e che dovrebbe lasciare la dote di cinque sottosegretari e un viceministro. Con pignoleria istituzionale ci sarebbero anche le presidenze di sei commissioni, alcune di peso e di controllo come quella degli Affari Costituzionali della Camera. Il premier Enrico Letta le dimissioni se le aspetta ma per ora non mette fretta alla compagine berlusconiana passata all'opposizione. L'intento è mantenere buoni i rapporti, sperando che la collaborazione continui almeno sul fronte delle riforme costituzionali che necessitano di numeri più ampi. «Non ho notizie di dimissioni» ha spiegato ieri Alfano a proposito dei sottosegretari, e subito dopo, davanti alla parola «rimpasto», ha messo sul piatto i numeri che mettono al riparo il governo rimandando la partita a dopo le primarie del Pd. In realtà dei sei forzisti al governo solo uno, Gianfranco Micciché ha già firmato le dimissioni mentre Jole Santelli, che fino all'ultimo è rimasta in bilico tra Forza Italia e Ncd, le ha «consegnate nelle mani di Berlusconi». Altri due non sembrano avere intenzione di lasciare: si tratta del sottosegretario ai trasporti Rocco Girlanda che si è dimesso dal partito ma non dalla squadra di governo e di Cosimo Ferri, alla giustizia, che spiega di non voler rinunciare all'incarico in quanto di «nomina tecnica». Per ora oscure le intenzioni di Bruno Archi, viceministro degli Esteri e di Walter Ferrazza, sottosegretario agli Affari Regionali. Resta poi un altro "tecnico" vicino a Berlusconi, il viceministro allo Sviluppo economico Antonio Catricalà. ©RIPRODUZIONE RISERVATA