Lavoro, 200 neo mamme lasciano

PAVIA Fare figli e conservare il posto di lavoro è ancora un'impresa erculea: pochi posti e cari all'asilo nido, poche forme di flessibilità di orario, part time così poco retribuiti che, tra baby sitter e trasporti alle neomamme conviene stare a casa a badare da sé ai neonati. Così 200 donne in provincia di Pavia hanno lasciato il lavoro entro 3 anni dalla nascita di un figlio: «L'abbandono persiste – spiega al convegno Tempo per il lavoro Nadia Zambellini, consigliera di parità della Provincia di Pavia e segretario del sindacato metalmeccanici della Cisl – ed è un fattore di perdita di posizioni lavorative. Dal 2006 con la direzione territoriale del lavoro studiamo il fenomeno: negli anni della recessione c'è stato un calo delle dimissioni, forse dovuto all'utilizzo di ammortizzatori sociali, come la cassa integrazione. Ma quando sono finiti gli ammortizzatori sono ricominciate le dimissioni: mantenere il posto di lavoro passa attraverso la possibilità di conciliare lavoro, famiglia, nuovo nato: è una sfida economica e politica». Le donne che decidono di lasciare il lavoro entro tre anni dalla gravidanza devono dare le dimissioni di fronte alla direzione territoriale del lavoro, che le deve convalidare: una tutela contro le dimissioni in bianco. Dai dati raccolti emerge che delle 200 donne che hanno lasciato il lavoro in questo periodo nel 2013 (erano 168 nel 2012) 53 lo hanno fatto per l'incompatibilità tra il lavoro e la cura del neonato per mancato accoglimento al nido, cinque perché, mancando l'aiuto dei parenti, conciliare lavoro e cura del bimbo diventava impossibile; 37 per l'elevata incidenza dei costi di assistenza al neonato come baby sitter o nido, 43 per il passaggio ad un'altra azienda, due per la mancata concessione del part time o di un orario flessibile, 30 per il desiderio di fare le mamme a tempo pieno. Infine 12 hanno cambiato città per ricongiungersi al compagno e 38 per problemi dell'azienda. «Abbiamo un problema culturale – afferma MIlena D'Imperio, assessore alle Pari opportunità della Provincia – la donna in gravidanza è considerata un'ammalata, vede ridimensionata la considerazione guadagnata in azienda. Non si usano tutte le forme di flessibilità disponibili, come lavorare dalle 7.30 alle 14 come negli Usa. Ma la dimensione micro di molte imprese non aiuta a trovare strumenti di conciliazione». @anna_ghezzi ©RIPRODUZIONE RISERVATA