«Si è sparato da solo, un incidente»
«Il Ruger 270 Win è una carabina indicata per la caccia agli ungulati, cinghiali, daini e caprioli – spiega Giorgio Beolchin, titolare dell'omonima armeria a Pavia – Un'arma molto sensibile, basta un mino ostacolo per farla partire. Ma la prima regola è , al termine della caccia, scaricare l'arma. Una manovra banale ma di vera sicurezza. Poi va riposta nella custodia». Viaggiare con una carabina con il colpo in canna , in auto, non è consentito. E può essere una leggerezza che si paga a caro prezzo, come è accaduto al cacciatore di Lodi. di Maria Grazia Piccaluga w BASCAPÈ La carabina, sul sedile posteriore della Ford Galaxy, si sposta e sobbalza a ogni curva. Dinu Timis Balazas, 34 anni, che è alla guida, accosta l'auto sul ciglio della strada collinare in zona Carrobiolo, frazione di Menconico. Il motore è acceso. Si gira, afferra l'arma per sistemarla meglio ma si accorge che sta sopraggiungendo una Citroen alle sue spalle. La strada è stretta, non può passare. Forse è in quel momento che qualcosa va storto. Un sobbalzo, la fretta di riporre la carabina, un movimento brusco per fare manovra. Dalla Ruger 270 Win parte un colpo. Mortale. Il cacciatore si accascia, allenta la pressione sul freno e la macchina scivola nel vicino dirupo. A comporre i tasselli di questa prima ricostruzione, a cui stanno però ancora lavorando i carabinieri sotto la guida del pubblico ministero di Pavia Roberto Valli, è l'amico della vittima, Radu Timis, 38 anni, originario della Romania ma residente da anni a Bascapè. Unico testimone della tragedia. Era seduto sul sedile accanto a lui. Tornavano a casa dopo una giornata in collina, uniti dalla stessa passione, quella per la caccia al cinghiale. Erano quasi le 18.30 di domenica. Dinu Timis sarebbe tornato a Lodi, dove l'attendevano per cena la moglie e i tre figli di 5, 12 e 14 anni. L'amico Radu a Bascapè dalla famiglia. Gli inquirenti hanno raccolto la testimonianza dell'amico e il magistrato ha disposto tutti gli accertamenti tecnici che possano fornire ulteriori indicazioni. Questa mattina, all'istituto di Medicina Legale dell'Università di Pavia, dove è stato portato il corpo del cacciatore, sarà eseguita l'autopsia. Permetterà di tracciare con precisione la traiettoria percorsa dal proiettile di grosso calibro, verificare la compatibilità tra la ferita, la direzione e distanza da cui lo sparo dovrebbe essere partito. A poco sarebbe servita la prova dello Stub perché entrambi, dopo una giornata di caccia, avrebbero avuto sicuramente sulle mani residui di sparo. I carabinieri però non hanno tralasciato nulla e hanno rilevato le impronte sulla carabina che ha sparato. Per il momento Radu Timis è indagato per omicidio colposo, in realtà un atto dovuto per la prosecuzione delle indagini. Allo stato attuale la sua è l'unica testimonianza disponibile, al vaglio degli inquirenti. Ieri pomeriggio nella villetta dei Timis, in via Delle Roveri a Bascapè - nel quartiere intitolato a Enrico Mattei che proprio in quel luogo precipitò con il suo aereo nell'ottobre del 1962 - c'era solo la moglie. «Mio marito Radu non ha colpe – dice affranta –. E' stata una disgrazia. Si erano fermati al bordo della strada a sistemare la carabina ma è sopraggiunta una macchina e si sono dovuti spostare in fretta per farla passare». Il marito non c'è, è al lavoro. Fa l'autista per una ditta locale di trasporti. Ha trascorso la mattina in caserma, per fornire indicazioni che possano essere utili agli inquirenti nella ricostruzione della dinamica. E' stato ascoltato come testimone anche il conducente dell'auto, una Citroen, sopraggiunta al momento della tragedia. Proprio dal conducente, un uomo di Cecima ora residente a Corsico, è partita la prima richiesta di aiuto al 118. Poi la strada si è illuminata dei lampeggianti delle ambulanze e delle auto dei carabinieri. Ma l'uomo ha potuto solo sentire lo sparo e vedere la Ford Galaxy condotta da Dinu Timis, che lavorava come falegname in una ditta del milanese, finire senza più controllo nella scarpata, tra i rovi, dove è stata raggiunta dai soccorritori. ©RIPRODUZIONE RISERVATA