Naufragio Concordia «Costretta a dire che era un black-out»

GROSSETO Andate nelle vostre cabine, è un semplice black-out. Invece si stava compiendo un naufragio epocale, quello del Giglio. A Grosseto, al processo sulla Costa Concordia, ha testimoniato Jacqueline Elisabeth Abad Quine, peruviana, assistente di crociera della nave, che fece questo annuncio "avvelenato" ai passeggeri. Il suo volto fu presto rilanciato sulle tv di mezzo mondo perché venne ripresa dai telefonini dei naufraghi mentre parlava alle persone che volevano scappare dopo l'urto contro gli scogli, e con la nave che si inclinava. Le fu ordinato di dire che «era tutto sotto controllo», che «c'era un black out» e che «dovevano tornare nelle cabine», ha ricordato. Piangendo ha poi raccontato che «le persone volevano salire sulle scialuppe». «Però non avevamo un ordine» per l'abbandono della nave. Evidentemente, però, Jacqueline Abad ebbe l'indicazione di dire una cosa diversa agli ospiti della crociera. Diversa da quanto accadeva nella realtà, con la nave irrimediabilmente allagata. «Il mio compito era calmare i passeggeri - ha detto - Avevano paura». L'assistente, che nel frattempo è diventata direttore di crociera su navi di Costa Spa, si è interrotta più volte per la commozione: «Rivivere tutto daccapo è veramente pesante». E ancora, rispondendo al pubblico ministero: «Chiamavo il mio capo, il direttore di crociera Francesco Raccomandato, che mi rispose: «L'equipaggio sta spaventando i passeggeri. Dì all'equipaggio che si deve tornare nelle cabine». Poi «feci il mio primo annuncio ai passeggeri in italiano, inglese e spagnolo» ma «le persone non volevano tornare nelle cabine, volevano salire sulle lance, erano nelle muster station per scappare, spingevano per andare via». È stato mostrato in aula il video in cui Jacqueline Abad diceva la sera del 13 gennaio 2012: «C'è un problema elettrico, appena sarà risolto tutto tornerà a posto. Per questo abbiamo le luci di emergenza, è tutto sotto controllo». Però chi dette l'ordine di negare ai passeggeri la verità visto che sei minuti dopo l'urto la Costa Concordia era ormai persa? La Abad ha fatto il nome di Raccomandato, suo diretto superiore, che però, anche lui testimone ieri, ha precisato: «Io non ho detto alla mia assistente di dire ai passeggeri di tornare nelle cabine» ma «siccome era pericoloso far rimanere le persone nelle muster station credevo che fosse meglio si distribuissero nei saloni, luoghi più sicuri» e che si «procurassero indumenti caldi». E chi ordinò di dire che c'era un black out? Raccomandato: «Appena potei parlai col comandante Schettino e gli dissi che c'era agitazione alle muster station, un po' di caos, la gente voleva salire sulle lance», quindi «gli chiesi che cosa dovevamo dire agli ospiti. E lui mi dette l'assenso a dire che c'era un black-out, che stavamo lavorando e di mantenere la calma».