Anche Goldoni prende in giro il mondo dell'arte

PAVIA Ai nastri di partenza anche la rassegna Altri Percorsi del Teatro Fraschini, che domani alle 21 aprirà con "L'impresario delle Smirne", famoso titolo di Carlo Goldoni, qui adattato e diretto da Roberto Valerio, che ne è anche interprete in scena insieme a Valentina Sperlì, Antonino Iuorio e Nicola Rignanese. Composto nel 1759, il lavoro è una grottesca e divertente commedia che ritrae impietosamente il mondo dello spettacolo, le sue difficoltà e le sue precarietà, tutte cose di cui Goldoni, che conosceva a fondo l'ambiente, parla "per fondamento", come lui stesso dichiara nella prefazione dell'opera. La vicenda ruota attorno a un gruppo di attori pettegoli, invadenti, boriosi e intriganti che, disperati e affamati, vivono per un breve attimo l'illusione della ricchezza, nella speranza di riuscire a partire per una favolosa tournée in Oriente con Alì, ricco mercante delle Smirne intenzionato a formare una compagnia d'opera. Convinti che torneranno carichi d'oro e di celebrità, mentre invece sono facili prede di mediatori intriganti e di impresari furbi e rapaci, i poveri artisti scoprono a loro spese che le regole del teatro sono eterne, e che la loro vicenda, dal sapore grottesco, svela un gioco della parti ancora oggi molto attuale. Distratti dalle loro piccole beghe e rivalità e occupati a farsi la guerra per far carriera - invidiosi di una posizione nella gerarchia di palcoscenico, di un costume più o meno sfarzoso, di un privilegio in più e soprattutto smaniosi di avere una paga l'uno più alta dell'altro – i tapini non si accorgono di essere solo piccole e sciocche marionette i cui fili vengono manovrati da chi il potere veramente ce l'ha, per la sua posizione o per il suo denaro. «L'impresario delle Smirne è un grande affresco, una cantata corale affidata all'insieme della compagnia in cui ogni personaggio, dal Turco al servitore, si rivela incisivo, necessario in un "divertissement d'ensemble" che restituisce il clima lezioso e libertino dell'epoca - afferma Roberto Valerio - Allo stesso tempo offre l'occasione per porsi alcune domande di sconcertante attualità: che importanza ha l'Arte e in modo specifico l'Arte teatrale nella società contemporanea? E che ruolo riveste all'interno di suddetta Arte, l'attore? In quale modo è possibile riuscire a realizzare spettacoli di grande valore artistico senza adeguate risorse finanziarie?» I biglietti - da 14 a 6 euro – si acquistano presso il Teatro Fraschini dalle 11 alle 13 e dalle 17 alle 19 (domani anche un'ora prima dello spettacolo), o tramite call center Vivaticket (899.666.805) e Pronto Pagine Gialle (89.24.24). Per informazioni: tel. 0382.371214. Il palcoscenico del teatro Fraschini questa settimana si alzerà anche su un attrso titolo della stagione di prosa, la nuova edizione di Zio Vanja di Anton Checov diretta da Marco Bellocchio: in scena la coppia di attori formata da Michele Placido e Sergio Rubini. Venerdì 29 e sabato 30 novembre alle ore 21; domenica 1 dicembre alle ore 16. Il regista piacentino - che dopo una militanza cinematografica quarantennale è alla sua terza regia teatrale (i testi shakespeariani Timone d'Atene e Macbeth sono i suoi lavori precedenti) - ha immaginato un ambiente rarefatto e bianco, come un acquario- specchio che riflette le immagini. Il testo è riletto come una geniale anticipazione della drammaturgia novecentesca, viene sottolineato il carattere universale dei personaggi che diventano simbolo dell'esistenza umana.