Equitalia presenta il conto «Deve darci 1 centesimo»
Un centesimo era stato chiesto anche a un pensionato di 84 anni di Riccione. Era la cifra ricevuta in più per il periodo 1996-2000 e che quindi doveva restituire. L'Inps - da cui era partita la richiesta - si è scusata. Non solo. Ha rimosso dal suo incarico il dirigente responsabile della richiesta di rimborso di un centesimo perché «da tempo esiste una procedura che impedisce il recupero di "indebiti irrisori2 sotto la soglia di 12 euro». Il centesimo insomma non andava nemmeno chiesto. di Fabrizio Merli wPAVIA È difficile trovare un creditore che, otto anni dopo, venga a reclamare la restituzione di un centesimo di euro. Eppure a Pavia esiste, e si chiama Equitalia Nord. L'insolita richiesta è stata fatta a Fabrizio Mecca, dipendente dell'Edisu che abita in via Assi San Paolo. «Io l'ho presa sul ridere – spiega l'uomo che fa il custode in un collegio – ma mi sembra una situazione paradossale». E singolare è stato anche il modo in cui Mecca è venuto a sapere di essere debitore di una di quelle monetine così piccole che quasi nessuno, ormai, le usa più. «Mi era arrivata una cartella – spiega – relativa all'Irpef del 2008. Quattrini che dovrei all'erario per via di una questione burocratica difficile da spiegare. Così mi sono rivolto agli uffici di Equitalia». Una volta entrato nel labirinto, però, Mecca trova una sorpresa ad attenderlo. Anzi, due. «L'impiegato mi ha detto che a carico mio risultavano due cartelle non pagate. – prosegue Mecca – La prima riguarda una contravvenzione stradale, ma per fortuna ho conservato la ricevuta del pagamento. Quando mi ha consegnato il documento della seconda, però, sono rimasto sbalordito». Secondo la società di riscossione, infatti, Mecca sarebbe debitore dal 2005 della cifra di un centesimo dovuta per «tassa smaltimento rifiuti e tributo provinciale». «È una cosa che non riesco a spiegarmi – prosegue – perché la tassa rifiuti viene pagata in base a un bollettino prestampato inviato a casa dei singoli contribuenti. Chi lo riceve, paga la somma che c'è stampata sopra. Non è, per fare un esempio, come la dichiarazione dei redditi di un lavoratore autonomo nella quale si possono inserire e togliere diverse voci. Tanto mi chiede il Comune e tanto pago io. Come abbia fatto a pagare un centesimo in meno, quindi, non me lo so spiegare». A consultare con attenzione l'"estratto di ruolo" consegnato al signor Mecca, tuttavia, si trovano altri dati curiosi. Perché se il credito ammonta a 0,01 centesimo di euro, alla voce «diritti di notifica» corrisponde la somma di 5,56 euro. Insomma, l'istruttoria necessaria a calcolare il credito di un centesimo è costata 5 euro e mezzo. Tanto che, sommando le due voci, quanto dovuto a Equitalia è esattamente 5,57 euro. Un impegno di denaro e di tempo sproporzionato rispetto all'entità della somma da riscuotere. Fabrizio Mecca l'ha presa con filosofia. Ride divertito e mostra il documento sul quale lo scrupoloso dipendente di Equitalia ha annotato la dizione «da pagare». È anche consapevole del fatto che il suo, purtroppo, non è un caso isolato. A Marghera (Venezia) pochi giorni fa una signora si è sentita rivolgere una richiesta identica. Con la differenza che la dipendente di Equitalia ha messo di tasca propria la monetina, saldando il debito e risolvendo il corto circuito burocratico con un sorriso. Peggio è andata a un agricoltore di Villadose (Rovigo). L'uomo aveva arrotondato per difetto di un euro il versamento dei contributi dovuti all'Inps. Ma quella monetina, negli anni, ha preso a rotolare e come la più classica delle palle di nevi si è trasformata in una valanga. All'agricoltore del Polesine, l'Inps alla fine ha presentato un conto da 66 euro, cioè seimilacentoquindici volte la cifra iniziale. Fabrizio Mecca, nel suo piccolo, è stato più fortunato. Al centesimo si sono aggiunti solo i diritti di notifica. Ma una cosa gli dà fastidio, più della microscopica monetina. «Ma se non fossi andato a Equitalia per un'altra ragione, non lo avrei mai scoperto?». Mistero.