I baristi: «Niente più slot ma in cambio di incentivi»
VIGEVANO Sulle slot-machines i baristi sono propensi alla dismissione, purché ci sia un tornaconto. Pochi giorni fa il consiglio comunale ha approvato un documento che impegna l'amministrazione a dare seguito alla legge regionale anti-slot e che propone la convocazione di un tavolo con le categorie del commercio per contrastare il dilagare delle ludopatie. I baristi però non sembrano intenzionati a rinunciarci gratis. «Se mi tolgono la tassa rifiuti – dice Mauro Nicolato, barista in corso Torino – allora io tolgo le macchinette. Si tengano pure l'incentivo, ci paghino loro la Tares. Lo dico perché il monopolio delle slot ce l'ha lo Stato, a noi spetta solo il 3% dell'incasso, che spesso è inferiore ai costi dell'elettricità utilizzata per farle funzionare. I miei clienti non spendono cifre esorbitanti: 10, 20, a volte 30 euro per volta. Perché gli amministratori non passano un pomeriggio davanti ad un tabaccaio e prendono nota di quanto si spende tra lotto, supernenalotto, Lottomatica e lotterie in generale? Lì c'è davvero chi si gioca la pensione». L'incentivo, comunque, resta la condizione indispensabile per togliere le slot. «Non sempre abbiamo un ritorno mensile dalle macchinette – commenta Tiziana Cardano, barista in corso Garibaldi –. A volte ci guadagniamo, a volte no. I miei clienti sono persone del ceto medio diciamo e sono molto riservati, non vogliono nemmeno che si veda quanti soldi mettono nel cambiamonete. In media, posso dire che spendono tra i 20 e i 30 euro giornalieri. Da quando ho messo le macchinette, ho subito due furti, con danni ingenti al locale. Quindi toglierle, forse, sarebbe anche un bene. Poi se ci fosse un incentivo, di questi tempi, ci farebbe comodo». C'è poi chi critica la legge regionale varata dalla giunta Maroni. «A cosa serve vietare l'installazione delle slot machines nei luoghi sensibili, come nelle vicinanze delle scuole, quando il gioco è comunque vietato ai minori di 18 anni? - ribatte Oscar Vaghi, barista in viale Sforza –. Basterebbe applicare quella legge. E poi, considerando che si può giocare in mille modi, anche da internet e con il cellulare, non credo che togliendo le slot nei bar si risolva il problema della ludopatia. Ad ogni modo, chi gioca tanto sono i cinesi, seguiti dagli italiani. Gli arabi, invece, non giocano quasi mai». Avvicinare un giocatore, invece, è un'impresa. L'unico che ha accettato di essere intervistato, ha chiesto di rimanere anonimo. Dice di avere 34 anni e dei figli, e di lavorare come commerciante d'auto. «Spendo tra 7 e 8mila euro al mese – dice –. Vengo qui ogni due giorni, gioco alcune centinaia di euro e quando mi va bene ne riprendo la metà». Selvaggia Bovani