Pd, Fassina contro Renzi «Sta minando il governo»

ROMA Per partecipare alla convenzione del Pd Matteo Renzi rinuncia, pur se a malincuore, a correre alla maratona di Firenze. Tuttavia, la Convenzione, che in un albergo romano sancirà oggi il risultato del voto degli iscritti in vista delle primarie dell'otto dicembre per la scelta del segretario del partito, potrebbe rappresentare una tappa fondamentale nella corsa del sindaco di Firenze verso la segreteria del Partito democratico. Sulla convenzione grava infatti il caso Salerno, che sicuramente terrà banco nel dibattito interno tra tutti i big del partito: la commissione di garanzia ha infatti congelato il voto congressuale nella città del sindaco-viceministro, Vincenzo De Luca, su impulso dei cuperliani, che vanno all'attacco dell'esponente renziano, sotto tiro anche per vicende giudiziarie legate alla sua attività di amministratore locale per le quali il M5S presenterà una mozione di sfiducia in Senato. In ogni caso, ieri Renzi non ha parlato, se non per promettere alle "Iene" che «farà il bravo» con Massimo D'Alema, con cui è stato protagonista di una dura querelle a distanza, ed annuncia soltanto che per l'Immacolata resterà nella sua Firenze a seguire i risultati delle primarie del Partito democratico. Stefano Fassina lo accusa però di minare l'esistenza in vita del governo Letta quando insiste a dire che l'Esecutivo dal 9 dicembre dovrà «attuare» l'agenda del Pd. «Questo non è il governo del Pd, è un governo di coalizione che anche al sottoscritto non va bene. E un governo di coalizione non può avere l'agenda del Pd: se Renzi insiste a dire che l'esecutivo Letta deve attuare l'agenda del Pd vuol dire che vuole far cadere il governo». Il viceministro dell'Economia è duro verso il sindaco. «A chiacchiere siamo tutti bravissimi, a fare il "one man show" siamo bravissimi, nei talk siamo tutti bravissimi, a fare le leggi di stabilità in tv siamo bravissimi, ma bisogna essere consapevoli dei problemi del paese e degli spazi di manovra che ha questo governo», sbotta il cuperliano, dando voce al malcontento della sua corrente. E a tranquillizzare gli animi ci prova un renziano "doc" come il ministro Graziano Delrio: «Letta non rischia niente da un Pd più forte», chiude, ribadendo che «chi l'8 dicembre voterà per lui voterà per un partito più proteso al cambiamento». Intanto, il Pd fa muro sulla decadenza da senatore di Silvio Berlusconi, che si deve votare il 27 novembre, puntualizza il responsabile Giustizia Danilo Leva che chiude le porte a Fi: «Continua a ricattare il paese ma la legge di stabilità e il governo non possono essere ostaggio degli interessi personali del Cavaliere».