Letta: ora crescita, basta con gli ayatollah del rigore
di Lorenzo Robustelli wBRUXELLES Il nemico in Europa sono «gli ayatollah del rigore». Giovedì lo ha ammesso anche il commissario agli Affari economici Olli Rehn, spiegando che «si può rallentare» sulle politiche di risanamento perché molto è stato fatto», mentre i suoi uffici tiravano fuori il documento di un consulente esterno, un economista olandese, che afferma che l'austerità ha strangolato molti Paesi, rallentandone la ripresa. Ieri anche il presidente del Consiglio Enrico Letta ha sostenuto che «per alcuni ayatollah il rigore non è mai abbastanza, ma di troppo rigore - ha ammonito - l'Europa finirà per morire e le nostre imprese finiranno per morire». Non solo, l'avanzata populista che lo accompagna travolgerà la politica: «Se si continua con tasse e tagli Grillo arriverà al 51%» ha avvertito in serata da Berlino, davanti agli industriali tedeschi chiamati a raccolta dal Suddeutsche Zeitung. Una platea a cui ha assicurato che il suo governo è saldo perché dopo la scissione del centrodestra, Berlusconi «non è più un pericolo», c'è «una chiara maggioranza»: «Sono più forte, sono qui dopo sette mesi di grande instabilità. Resisterò». E con Matteo Renzi, favorito nella corsa alla segreteria del Pd nessuna tensione: «Siamo amici e lavoreremo insieme – ha detto – anche perché credo che il Pd abbia imparato la lezione sul fatto che non dobbiamo dividerci. Ha dunque avuto le spalle ben coperte il ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni quando, arrivando a Bruxelles per una riunione dell'Ecofin, ha spiegato che non c'è bisogno di far nessun cambiamento alla legge di Stabilità, oggetto di molte critiche da parte della Commissione, perché già il lavoro delle ultime settimane ha modificato il testo originario. E comunque, ha ribadito il presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem «non c'è alcun Paese con un piano di bilancio insufficiente, dato che la Commissione non ne ha rispedito indietro nessuno». Dunque l'Italia, come dice Letta, continua a navigare «tra chi vuole più spesa e deficit e gli ayatollah del rigore», e «noi stiamo in mezzo e non è facile: abbiamo bisogno di alleati in Italia e in Europa». A questi fa una promessa impegnativa: «L'Italia nel 2014 avrà dopo tanti anni sia il debito pubblico sia il deficit in discesa. Questo ci fa avere delle critiche sulla legge di Stabilità da chi vorrebbe più spesa e più deficit». Intanto a Bruxelles Saccomanni spiegava che «non c'è necessità di modificare» il testo della legge di Stabilità, che «è un testo del 15 ottobre scorso: da allora è passato un mese abbondante e ci sono state nuove cose». Tra queste «le misure sulle privatizzazioni, la spending review, il progetto per le quote della Banca d'Italia e altre cose che rispondono ai rilievi della Commissione». L'Ecofin ancora una volta ha preso in parola il governo Letta, e nel comunicato finale della riunione accolto «con favore» l'impegno ad affrontare i rischi evidenziati dall'Ue e «preso nota» delle misure aggiuntive. Anche l'esecutivo europeo si è mostrato conciliante, contento del piano di privatizzazioni approvato giovedì, anche se, è stato spiegato, senza riforme strutturali non servirà a molto. Le privatizzazioni, ha sottolineato il portavoce del commissario agli Affari economici Olli Rehn, Simon O'Connor, «sono misure una tantum e non tolgono la necessità di misure strutturali». Per questo Rehn aspetta anche di vedere i dettagli della spending review. Però la possibilità di avere le ambite agevolazioni contabili per gli investimenti esistono ancora, sembrano solo sospese per qualche mese: «Quando avremo i dettagli prenderemo in considerazione questi annunci nella nostre previsioni economiche invernali, verso febbraio». Saccomanni ha ricordato soddisfatto che «a nessun Paese è stato richiesto di presentare un piano di bilancio alternativo: mi dispiace per il "partito della bocciatura"». Il ministro ha poi aggiunto che «quelle per il rientro dei capitali sono misure strutturali, cambiano il rapporto fra i contribuenti e il fisco, non si tratta di uno scudo, di un condono». Ma Saccomanni sembra contare molto sul ticket (una premiere assoluta in Italia) privatizzazioni/riforme: «Bisogna ridurre lo stock del debito, e tutto è utile: poi, una volta che scende, se si fanno delle politiche virtuose non risale». ©RIPRODUZIONE RISERVATA