Famiglia sotto sfratto «Pensione invalidità attesa per un anno»

di Anna Ghezzi wPAVIA «Se non avessimo dovuto aspettare sei mesi i soldi della malattia dopo l'ictus, se la pensione di invalidità non ci avesse messo un anno e mezzo ad arrivare, avremmo potuto pagare l'affitto. E non saremmo sotto sfratto». Maria, nome di fantasia, ha 29 anni, è moldava, ha studiato Marketing e arrivata in Italia per cercare lavoro ha fatto la cameriera in albergo e la badante a Torino, Pesaro, Parma, poi Pavia. Lui, 48 anni, tunisino, faceva le pulizie al San Matteo fino a gennaio 2012, quando è stato fermato da un ictus. Hanno due bimbi, una di due anni e il più piccolo di sei mesi, non cercato ma tenuto per amore. E sono sotto sfratto perché da giugno 2012 non pagano l'affitto del micro appartamento in cui vivono nel rione San Paolo, dove nell'angolo cottura c'è anche il tavolo e un letto per l'invalido. Al padrone di casa devono 1700 euro, dice l'ordinanza. L'ufficiale giudiziario è arrivato il 21 maggio 2012, una settimana dopo che Maria aveva partorito il secondo figlio. Ha concesso una proroga fino al 19 settembre. «Dopo il primo sfratto a maggio ero convinta di poter trovare una casa subito – spiega – il mio compagno era stato riconosciuto invalido al 100% nove mesi prima, credevo che la pensione sarebbe arrivata, e avremmo cercato una casa in affitto a 400 euro per vivere con i restanti 375 euro. Ma coi primi arretrati arrivati dopo lo sfratto ho pagato i debiti accumulati nei mesi precedenti, mille euro solo per riavere il gas, e non avevamo i soldi per una caparra». La bimba è nata a dicembre 2011, l'ictus che ha fatto precipitare tutto un mese e dieci giorni dopo. «Per tre mesi non avevamo nulla, solo risparmi – spiega Maria – a giugno è arrivata l'indennità di malattia. Ma i farmaci per il mio compagno costavano 100 euro al mese, non abbiamo potuto pagare l'affitto. Hanno anche ricoverato il mio compagno perché la pensione tardava e non avevo soldi per i farmaci: siamo sopravvissuti grazie ai vicini, a mio padre che mi ha mandato dei soldi, ad amici dalla Moldavia che me ne hanno prestati. Appena li ho avuti ho onorato i debiti, hanno famiglia anche loro». A luglio 2013 penisione sospesa per accertamento: «Ma l'Asl era in ritardo con i controlli e abbiamo avuto la visita il 28 agosto – spiega Maria – gli arretrati sono arrivati dieci giorni fa». Ora cerca una casa, ma non la trova, nelle agenzie con 775 euro di reddito e uno sfratto pendente non sono un bel curriculum. «I proprietari non si fidano – dice Maria – ma noi abbiamo sempre pagato, se la pensione arriva puntuale non ci saranno problemi, abbiamo soldi per i tre mesi anticipati. A settembre ho pagato mille euro al proprietario per restare fino a novembre, volevo dargli anche gli altri». Ai servizi sociali Maria è andata solo l'altro ieri: «Avevo paura – spiega – pensavo che ce l'avremmo fatta da soli». Ma una casa per loro non c'è: sono tra i primi 300 per una casa popolare, hanno rifatto la domanda. «Non voglio che mettano il mio compagno in una casa di riposo e mi tolgano i bambini – chiude Maria – Anche nelle difficoltà non abbiamo fatto mancare niente, a loro. Ci basta una casa, un affitto non sopra i 400 euro, ce la faremo».