Scattano le inchieste e Gabrielli insiste: Comuni responsabili
di Maria Rosa Tomasello wROMA Passato «il tempo della misericordia», come lo aveva definito il sostituto procuratore di Tempio Pausania, Riccardo Rossi, arriva nella Sardegna devastata il tempo della giustizia. Le procure di Tempio e di Nuoro indagano con le ipotesi rispettivamente di disastro colposo e omicidio colposo per accertare se le vittime della tragedia di lunedì potessero essere evitate e per capire quali decisioni e quali omissioni nei piani urbanistici prima, e nell'attuazione delle misure connesse all'allarme poi abbiano potuto contribuire alla devastazione che ha provocato 16 morti e un disperso, portando la distruzione in 55 Comuni su 377. La procura di Tempio ha aperto tre diversi fascicoli (per ora senza indagati) per le vittime di Olbia, Arzachena e Tempio e ha disposto l'acquisizione di atti e documenti relativi a piani di risanamento, sistemi di canalizzazione delle acque e di manutenzione dei canali. Mentre la Sardegna continua, nel susseguirsi doloroso dei funerali, a dare l'addio ai suoi morti, il dibattito sull'efficacia dei tempi e degli strumenti di allerta della Protezione civile non si spegne. «Sentiamo una voglia di partecipare da parte dell'intera comunità nazionale alla tragedia della Sardegna: ora non dobbiamo lasciarli soli» dice il premier Enrico Letta, mentre la commissione Bilancio del Senato approva l'emendamento che stanzia 103 milioni di euro per l'emergenza. A questi si aggiungeranno i fondi Anas destinati al sistema viario che il capo della Protezione civile Franco Gabrielli definisce «al collasso». Ma l'eco delle polemiche, ancora forte, provoca la reazione rabbiosa di Gabrielli: «Sfido chiunque a dirmi la cos'è che ho sbagliato: possono dirmi incapace, inadeguato, ma sfido a dire "Gabrielli ha detto una bischerata" sulla materia dell'allertamento nazionale». Il prefetto si scaglia contro «chi farnetica e ci accusa di taroccare le cartine degli avvisi: i dati stanno lì. Noi il comunicato alla Sardegna lo abbiamo mandato alle 14,12 di domenica. La Regione Sardegna è stata tempestiva: lo ha diramato ai Comuni alle 16,29. Alcuni Comuni si sono attrezzati, altri no. Il sistema in astratto è perfetto, c'è una catena di comando chiara e le leggi regionali dettagliano quello che devono fare i sindaci. Tanto più si "butta in caciara" – sottolinea – tanto meno si è nella condizione di potere individuare le vere responsabilità». Perché, sottolinea, «ci sono Regioni che funzionano, mentre altre no; Comuni che funzionano, e altri no». Respinge, dunque, «accuse generalizzate». «L'allerta, con bollettino di elevata criticità, è scattata già il 17 novembre, e dal 18 abbiamo iniziato a evacuare le case più a rischio e rafforzato la sala operativa della Protezione Civile – replica l'assessore regionale all'Ambiente Andrea Biancareddu – Purtroppo, in una forma così violenta sono cose davvero imprevedibili, non sappiamo cosa si poteva fare per evitarlo». Non ci sta neppure il sindaco di Olbia a finire nel tritacarne: «Quando è arrivato l'allerta abbiamo potenziato la struttura operativa che era già in fuzione da sabato, quando il nostro territorio è stato messo a dura prova dalle piogge, e diffuso l'allerta agli organi di informazione perché fossero avvisati i cittadini» dice Gianni Giovannelli, mentre l'assessore all'Urbanistica, Carlo Careddu, ricorda come il Comune abbia chiesto «a più riprese ai governi Monti e Berlusconi di dare attuazione al piano di riassetto idrogeologico per Olbia». Un nuovo avviso, intanto, è stato diramato ieri dalla Protezione civile per 24-36 ore, cioé fino a sabato. Sono interessate le zone già colpite dal ciclone. ©RIPRODUZIONE RISERVATA