Fare cassa vendendo i "gioielli di famiglia"

di Andrea Di Stefano wROMA Eni, Stm e Enav per le partecipazioni dirette. Sace (Cdp), Fincantieri (Cdp), Cassa Depositi Prestiti Reti, Tag (Cdp) e Grandi Stazioni (Fs): parte la campagna di privatizzazioni che ieri è stato approvato dal Cdm. «Abbiamo deciso di intervenire nelle partecipazioni dirette e indirette con la cessione di quote non di controllo, tranne il caso della Sace, per la quale la presenza privata, come per le consorelle europee, sarà maggiore», ha detto il premier Enrico Letta spiegando che «complessivamente questa operazione» di cessione di quote societarie «dovrebbe far entrare tra i 10 e i 12 miliardi di euro» nelle casse dello Stato, di cui la metà andrà a ridurre il debito nel 2014 e il resto a «ricapitalizzazione della Cassa depositi e prestiti». Il piano mira anche ad «ottenere margini di flessibilità in più da parte della Commissione europea» nel 2014 soprattutto per avere la possibilità di procedere a investimenti produttivi, ha specificato Letta. Nel luglio 2012, ha precisato il ministro dell'Economia, l'assemblea dell'Eni ha deliberato un piano di buy-back di azioni proprie fino ad un massimo del 10%. L'operazione di acquisto di azioni sarà realizzata dalla società con modalità e tempi compatibili con la struttura patrimoniale e finanziaria del gruppo. Qualora il piano di buy-back fosse completata «la partecipazione pubblica detenuta dal ministero dell'Economia e delle finanze e da Cdp, pari ad oggi al 30,1% complessivo, si incrementerebbe a poco più del 33% del capitale di Eni». La successiva cessione sul mercato di circa il 3% da parte del ministero, conclude il Tesoro, «assicurerebbe comunque il mantenimento di una partecipazione pubblica complessiva al capitale di Eni superiore alla soglia opa del 30». Il premier ha spiegato che «il Cdm è stato più lungo e complesso del previsto» per permettere a Saccomanni di consolidare la forza delle sue posizioni. L'annuncio non ha raccolto reazione unanimemente positive: «abbiamo bisogno di reperire risorse per la ripartenza dell'economia, se il governo ha deciso così si prenderà le sue responsabilità», ha commentato il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. «Siamo d'accordo con il governo - ha aggiunto Squinzi - sulla visione e sull'impostazione, non siamo d'accordo sulla rapidità, sulla velocità e sulla quantità: è qui che noi chiediamo un salto di qualità», lasciando intendere che l'associazione si aspettava un piano ancora più ambizioso. Molto netta la reazione dell'ex sottosegretario Maurizio Crosetto: «Enrico Letta sta iniziando a rivelarsi. Parte la svendita dei gioielli di famiglia. Il motivo principale per cui il presidente del Consiglio è stato immediatamente supportato da precise lobby finanziarie diventa evidente con la decisione di mettere in vendita quote azionarie di società serie e solide». Valutazione negativa arriva anche dai consumatori. «Sulle privatizzazioni invitiamo il governo a prestare la massima attenzione, non vorremmo infatti che si facesse l'ennesimo regalo alle banche», sostengono i presidenti di Federconsumatori e Adusbef. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.