ruby/le motivazioni
di Luca De Vito wMILANO Sesso con Karima el Mahroug, all'epoca minorenne, in cambio di soldi. E una sistematica attività di inquinamento delle prove, da aggiungere all'abuso di potere. Sono pesantissime le motivazioni della sentenza sul caso Ruby depositate ieri presso il tribunale di Milano. Le immagini del pronunciamento dei tre giudici Giulia Turri (presidente del collegio), Carmen d'Elia e Orsola de Cristofaro avevano fatto il giro di web e tv. Adesso si conoscono le motivazioni di quella sentenza, racchiuse in un fascicolo di 331 pagine con cui le toghe della quarta sezione penale, il 24 giugno, hanno condannato in primo grado Silvio Berlusconi a sette anni per concussione e prostituzione minorile. I festini a sfondo sessuale. Innanzitutto la compravendita di prestazioni: «è provato che l'imputato abbia compiuto atti sessuali con Ruby in cambio di ingenti somme di denaro e di altre utilità - hanno spiegato i giudici, aggiungendo poi che Berlusconi era - il regista delle esibizioni sessuali» che partivano quando decideva l'ex premier: una volta arrivato il segnale del capo, cominciava il «cosiddetto "bunga bunga" in cui le ospiti di sesso femminile si attivavano per soddisfare le sue richieste a sfondo sessuale». Il sistema prostitutivo. Un sistema di prostituzione ben collaudato, dunque e non soltanto cene eleganti. In queste serate, secondo le motivazioni della sentenza, Ruby era un elemento chiave, sebbene tutti sapessero che fosse minorenne. Berlusconi compreso. E questo si intuisce dal fatto che lei stessa ha ammesso di aver «rivelato a Berlusconi di avere 17 anni la seconda volta che era andata ad Arcore». L'ex premier quindi sapeva, secondo i giudici. E pagava. «Somme di circa 3mila euro per volta» intascate da Ruby nelle due occasioni in cui è stata ad Arcore, «oltre a gioielli». Lo stesso Berlusconi, hanno aggiunto i giudici, «ha ammesso di averle corrisposto 57mila euro». Soldi che secondo l'imputato numero uno gli erano stati richiesti per l'apertura di un centro estetico. Anche le altre ragazze «venivano ricompensate con denaro, gioielli, autovetture, con il pagamento dell'affitto delle abitazioni in via Olgettina, con contratti di lavoro a Mediaset, e altro. Le menzogne. Nel turbinio di menzogne pronunciate nel processo, ci sono anche quelle di personaggi di contorno. La senatrice Maria Rosaria Rossi e l'eurodeputato Licia Ronzulli, così come una serie di ragazze ospiti alle serate di Arcore, il pianista di villa S. Martino Danilo Mariani, e Mariano Apicella. Secondo i giudici tutti loro «per avere soldi o vantaggi di carriera hanno reso deposizioni compiacenti» al capo. 32 testimoni in totale che hanno dichiarato «di non avere mai assistito a scene di sesso», e che adesso verranno indagati per falsa testimonianza. Abuso di potere. C'è poi il capitolo che riguarda la notte del 27 maggio 2010, quando Karima el Mahroug fu portata in questura a Milano. È qui che si materializza il reato di concussione per liberare Ruby. I giudici sottolineano «la sproporzione tra l'intensità e la costrizione, proveniente dalla seconda carica istituzionale dello Stato, rispetto allo scopo avuto di mira, nel caso di specie il rilascio di una prostituta di 17 anni». Dopo aver messo in tavola «falsamente» la carta dell'incidente diplomatico parlando di una parentela con Mubarak, Berlusconi avrebbe abusato della propria qualità di premier «costringendo il capo di gabinetto Ostuni a ordinare di rilasciare Ruby». Il ruolo di Minetti. Berlusconi, inoltre, «non cessò di avere rapporti con la minorenne» dopo quella notte. Motivo per cui a intervenire in questura per richiedere l'affidamento di Karima fu Nicole Minetti, «fedele frequentatrice della residenza di Arcore, ben inserita nel sistema prostitutivo». Aveva in mano la gestione degli appartamenti di via Olgettina, «provvedendo a mantenere i contatti con il gestore dell'immobiliare e con il ragionier Spinelli per i pagamenti delle spese e dell'affitto delle ragazze». ©RIPRODUZIONE RISERVATA