Ancora battaglia nel Pd
ROMA La vicenda Cancellieri lascia strascichi pesanti tra i democratici e il primo ad ammetterlo è Guglielmo Epifani che ora chiede a tutti un cambio di passo. Il voto compatto dei parlamentari che Enrico Letta ha strappato ai suoi per salvare il ministro della Giustizia dal voto di sfiducia è solo di facciata. E a largo del Nazareno sono in molti a leggere in quanto accaduto ieri il primo capitolo della nuova sfida che vedrà nei prossimi mesi di fronte Matteo Renzi, probabile nuovo segretario del Pd, e il premier Enrico Letta a capo di un governo che con il voto sulla decadenza di Berlusconi potrebbe ritrovarsi nella difficile posizione di azionista di maggioranza dell'esecutivo. «Nel momento in cui Renzi vincerà le primarie dell'8 dicembre la sua posizione si rafforzerà notevolmente anche nei gruppi parlamentari non per trasformismo, ma perché è naturale che all'interno dei gruppi parlamentari ci sia un largo numero di persone che terranno conto dell'opinione del vertice del suo partito, soprattutto se sarà un vertice forte come potrebbe essere quello di Renzi», pronostica il renziano Paolo Gentiloni che ha dovuto rinunciare a presentare una mozione contro Cancellieri. «Noi che sosteniamo Renzi non vediamo in Letta un alleato», affonda assai più esplicitamente Michele Emiliano. Per il sindaco di Bari il premier «ha umiliato il Pd, ha umiliato Epifani e lo ha costretto a difendere una tesi che non regge come quella di Ruby nipote di Mubarak». «Renzi ha fatto questo numero contro la Cancellieri che sembrava dovesse rovesciare il mondo. Finito Twitter il gruppo del Pd ha deciso di votare la Cancellieri e Renzi ha incartato e portato a casa», commenta Massimo D'Alema. L'ex premier, il più velenoso in questo periodo con il sindaco, ricorda che i sondaggi sul congresso davano Renzi tra il 72 e l'80 per cento. E profetizza: «Vedo Renzi molto burbanzoso nelle parole ma credo sia molto difficile che riesca a mettere in difficoltà il governo: rischia anzi di mettersi in pole position per restarci tre anni». Parole pesanti che certo non servono a rasserenare gli animi già molto tesi come dimostra lo scambio di «battute» tra due candidati alla segreteria, Pippo Civati e Gianni Cuperlo. «I miei compagni di partito hanno deciso l'ennesimo, impolitico, ricatto: o così o nulla» attacca Civati attribuendo a Cuperlo il ripensamento del gruppo sul caso e addirittura di non aver votato Romano Prodi senza avere il coraggio di dirlo. «Il Pd si merita un gruppo dirigente diverso, persone che non facciano gli stronzi con le minoranze», rincara sul suo blog. «Mai avuto espressioni di disprezzo per nessuno, tanto meno per Civati», replica Cuperlo «sono colpito e amareggiato dalla violenza verbale e culturale con cui si reagisce a una critica politica: spero che l'allusione esplicita al fatto che io possa non aver votato Prodi e non abbia il coraggio di dirlo sia solo frutto di un moto di rabbia», aggiunge Cuperlo che a Sky dà il suo pronostico sulla sfida per le primarie: Renzi 45%, io 40%.(m.b.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA