"OLTREFOTO" IN FESTA

PAVIA Per la prima volta a Pavia "Trasfigurazioni", la celebre esposizione che ha segnato uno dei momenti più intensi nella ricerca creativa di Nino Migliori, esponente di spicco del neorealismo italiano e maestro tra i più eclettici del '900 ancora oggi attivo e vitale nel panorama fotografico contemporaneo. Materiali a sviluppo istantaneo, senza negativo: un'immagine unica. Su cui, come racconta il critico Paolo Barbaro nell'introduzione al catalogo, Migliori interviene nel breve tempo tra fuoriuscita dalla camera e fissaggio dell'immagine con pressioni, segnature, frottages. Una replica della realtà che diviene qualcos'altro. La fotografia è morta, viva la fotografia: l'immagine analogica – quella realistica per eccellenza – è distrutta, e la sua distruzione crea ex novo una realtà seconda. Ma "Trasfigurazioni" non è solo un'esposizione: trasfigurazione, si potrebbe dire, è l'intera avventura artistica del fotografo bolognese. Perché per Migliori fotografare significa scegliere e trasformare, come lui stesso amava - e ama - raccontare. E il risultato della trasformazione è visibile: la materia scelta si trasmuta sempre da soggetto in altro. Un brandello di memoria per i posteri non meno che un interrogativo per i contemporanei. Una strada nuova da percorrere. O, meglio, più d'una. Tante quelle che il grande fotografo classe 1926 ha segnato, in uno dei percorsi più diramati e interessanti della cultura d'immagine europea. Dai ritratti della Bologna della fine degli Anni '40, quella di un'Italia fatta di una nuova quotidianità, di cui Migliori seppe regalare alla stagione del Neorealismo alcune tra le sue immagini più celebri e significative – alla coeva sperimentazione sui materiali. Tanto originale da ricevere piena comprensione solo all'interno del versante più avanzato dell'informale europeo, da Wols ad Antoni Tàpies a René Burri, con esiti spesso in anticipo sui più conosciuti episodi pittorici. E poi i "muri", i lavori "off-camera"; gli interventi su lastre e su pellicole con graffi e incisioni, i pirogrammi, con la luce di un fiammifero impiegata per impressionare i negativi, e le ossidazioni, con i liquidi di fissaggio e sviluppo impiegati per disegnare sulla carta fotografica. Le polaroid, i giochi persino con l'oro e col bronzo, le installazioni: un'incessante ricerca, che sul finire degli Anni '60 svolta in una direzione più concettuale cui rimarrà fedele – e che rimarrà prevalente – anche negli anni a venire. Un'avventura, quella della fotografia di Nino Migliori, che da strumento documentario diventa arte, sperimentazione e gioco. A portare l'opera del fotografo bolognese a Pavia è OltreFoto, il Laboratorio Permanente di Fotografia di Voghera, che per celebrare i propri dieci anni di attività ha organizzato una serie di mostre, incontri, workshop, proiezioni e presentazioni che si concluderanno proprio con questa importante mostra. Il cui vernissage sarà sabato alle 18, e che rimarrà aperta fino a domenica 1 dicembre, in Santa Maria Gualtieri (piazza Vittoria). Orari: lun-ven 16-19; sab e dom 10-12.30 e 16-19. Ingresso libero. (m. d. p.)