Addio al maestro Marcello D'Orta
NAPOLI Marcello D'Orta lo aveva detto e lo ha fatto fino all'ultimo. Fino a quando le forze glielo hanno consentito. E grazie all'aiuto della fede e del figlio frate: insieme hanno riletto le bozze del libro su Gesù che stava scrivendo tra mille sofferenze causate da un cancro. Lo scrittore, morto a Napoli ieri all'alba, a 60 anni, autore del celebre best seller "Io speriamo che me la cavo" (due milioni di copie vendute, ne fu ricavato anche un film con Paolo Villaggio per la regia di Lina Wertmuller), ha mantenuto fede alla sua promessa: scrivere per non morire, scrivere per trovare una ragione di vita, scrivere per dare dignità alla lotta contro una malattia impietosa. «Papà voleva raccontare Gesù ai bambini e io stavo cercando di dargli una mano dal punto di vista, diciamo così, tecnico», spiega Giacomo, 29 anni, teologo, dell'ordine religioso dei "frati minimi". «La sua fede - aggiunge - lo ha aiutato tantissimo. La malattia lo aveva stroncato nel fisico, ma non nello spirito».