Intercettazioni Ilva, Vendola nella bufera
ROMA Nichi Vendola parla di «operazione di sciacallaggio» e annuncia querela contro una vicenda che definisce «lurida». Ma nel giorno in cui una indagine epidemiologica conferma che a Taranto esiste «un eccesso di ricoveri e di mortalità per tutte le neoplasie», una telefonata del governatore pugliese all'ex responsabile dei Rapporti istituzionali dell'Ilva di Taranto Girolamo Archinà (oggi ai domiciliari), datata 2010 e pubblicata sul sito del Fatto quotidiano, scatena su di lui una tempesta senza precedenti. Movimento 5 Stelle, Pdl e Verdi chiedono dimissioni immediate parlando di «sgomento» e «disgusto». È il luglio di tre anni fa. Il presidente della Regione Puglia chiama Archinà per confermargli la disponibilità a incontrare Emilio Riva, proprietario dell'azienda, ma prima racconta ridendo che alcuni amici di Roma gli hanno mostrato un video: «Complimenti, io e il mio capo di gabinetto siamo stati a ridere per un quarto d'ora – dice – ho visto uno scatto fantastico». Le immagini riguardano una conferenza stampa del 19 novembre 2009 in cui Archinà, con un balzo improvviso, strappa il microfono dalle mani di Luigi Abbate, giornalista dell'emittente tarantina Blustar Tv, che sta intervistando Riva sull'aumento dei tumori nell'area. Il patron dell'Ilva, 87 anni, è in difficoltà, risponde: «Ve li siete inventati», poi Archinà interviene e porta via al cronista il microfono. Vendola è divertito: «Non potevo riprendermi, che scena fantastica» dice al suo interlocutore. Al dirigente dell'azienda assicura: «A prescindere dai tanti procedimenti, l'Ilva è una realtà produttiva a cui non possiamo rinunciare, quindi dobbiamo vederci: dica a Riva che il presidente non si è defilato». Nell'indagine della procura di Taranto sull'Ilva Vendola è indagato con l'accusa di concussione in concorso con Archinà e i vertici Ilva per presunte pressioni sul direttore generale dell'Arpa, Giorgio Assennato: secondo i pm l'obiettivo era fargli "ammorbidire" i dati sui danni ambientali provocati dal colosso siderurgico. Ma il leader di Sel non ci sta a passare per una iena che ride davanti alle vittime: «Un'operazione volgare e vigliacca, si cerca di fare intendere che in quella telefonata, decontestualizzata, io ridessi per i morti di tumore: il cancro ha abitato la mia vita, la mia casa. Io rido per il guizzo felino di Archinà, che non sente le domande ma corre a togliere il microfono al giornalista. Si tenta di distruggere la mia immagine storica di ambientalista e ora si cerca di delegittimarmi sul terreno della sensibilità umana. Mi tutelerò anche in sede legale, com'è giusto che sia». E a chi contesta la familiarità con Archinà, replica: «È un rapporto che si giustifica con il fatto che lui era il capo delle relazioni istituzionali della più grande realtà produttiva pugliese, con cui la Regione affronta problemi ogni giorno. Noi stavamo cercando di convincere l'Ilva a mettere le centraline per il monitoraggio diagnostico». Ma le giustificazioni non bastano a M5S, Pdl e Verdi. «Disgusto è la sola parola che troviano, a Vendola non rimane che dimettersi, ha perso ogni credibilità» dicono i parlamentari pugliesi del Movimento 5 Stelle. «Direi che basta ascoltare per trarre le inevitabili e conseguenti conclusioni» afferma il capogruppo del Pdl in Regione, Ignazio Zullo. Durissimo il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli, che parla di «responsabilità morali»: «Mi chiedo come Vendola possa chiedere le dimissioni del ministro Cancellieri dopo le telefonate ai Ligresti e non porsi il problema delle proprie. L'audio della telefonata lascia senza parole». (m.r.t.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA