Broni, giro di boa con Civitanova Borghi: «È l'ora del riscatto»

BRONI Tra le poche a salvarsi dalla debacle di Bologna della scorsa settimana, Elisa Borghi è ormai un punto di riferimento della Omc Cignoli Broni. La play – guardia classe 1989, lanciata nel finale della passata stagione da coach Luigi Piatti, è nel suo anno migliore sia sportivo che personale: sta giocando un buon basket e si è laureata in biologia a settembre. Archiviata la sconfitta nel capoluogo emiliano, Borghi suona la carica per la partita di domenica prossima contro Civitanova Marche (palaBrera, palla a due ore 18). «Sabato ho disputato una bella partita, però non è bastato per portare a casa i due punti – dice Borghi che ne ha segnati 22 –. Sono le regole dello sport, bisogna accettarle: non va sempre bene. Sento la fiducia delle compagne, dell'allenatore e dello staff. Questo è importantissimo». Cosa è mancato a Broni?«La difesa - risponde Borghi - Qualche distrazione di troppo dietro, soprattutto nella prima parte, ha avuto conseguenze negative anche sulla fase d'attacco. Dobbiamo difendere meglio, in questo modo ne trae beneficio anche la parte offensiva». Bologna è parsa superiore a Broni. «Penso che fossero più attive, più presenti sul campo – sottolinea Borghi –. Il parziale iniziale ce lo siamo tirate dietro per tutta la partita. E' vero che all'intervallo siamo arrivate a meno due (31-33) però poi il black out iniziale si è ripetuto alla ripresa del gioco. Penso che alla fine sia solo un problema psicologico». Bisogna affrontare ogni sfida al top, altrimenti si rischia di lasciarci le penne: «Non c'è una squadra contro cui si può vincere facile – conferma la play –. In questo girone nulla è scontato. Noi però dobbiamo riscattarci, abbiamo lasciato due punti per strada, ci sarà una gran voglia di rivincita». Con Civitanova Broni chiude il girone di andata, infatti nell'ultimo turno riposa. «La pausa cade nel momento migliore - pensa Borghi - Vedendo che la prima di ritorno è sul campo di Vigarano, non è male poter preparare una sfida così delicata in quindici giorni». Franco Scabrosetti