Perizia super partes sul permesso di Punta est
Il processo per l'accusa di lottizzazione abusiva rappresenta solo un fronte del caso Punta Est. Nell'ambito della stessa inchiesta sono ancora indagati il docente universitario Angelo Bugatti, accusato di corruzione e falso, e lo stesso imprenditore Dario Maestri, indagato per corruzione. E' accusato di truffa e abuso d'ufficio, invece, Angelo Moro, il dirigente dell'ufficio urbanistica del Comune che aveva rilasciato il permesso di costruire, lo stesso su cui ieri mattina gli avvocati degli imputati hanno chiesto ulteriori accertamenti, con una perizia che sarà disposta dal giudice. Per le contestazioni di corruzione, falso e abuso d'ufficio, legate anche al presunto pagamento di denaro per mandare in porto l'operazione da 3 milioni di euro di Punta Est, il magistrato Paolo Mazza deve ancora chiudere le indagini. di Maria Fiore wPAVIA Una perizia super-partes, per valutare la legittimità del permesso a costruire. L'hanno chiesta, ieri mattina, gli avvocati di cinque imputati, a processo per abuso edilizio in relazione all'operazione di Punta est, e il giudice Cesare Beretta ha fissato per il 19 dicembre l'udienza in cui sarà nominato un consulente. A questa perizia le difese hanno vincolato anche la loro richiesta di giudizio abbreviato per tutti gli imputati. Il processo per le residente al Vallone, destinate a universitari ma vendute sul libero mercato, si svolgerà dunque sulla base degli atti depositati dall'accusa. A giudizio, con l'accusa di lottizzazione abusiva, ci sono cinque persone: gli imprenditori Eleonora e Dario Maestri (difesi dagli avvocati Agostino Goglino di Alessandria e Giorgio Germani di Pavia), la prima rappresentante legale della ditta Punta Est e il secondo amministratore di fatto della società e legale rappresentante della ditta Cortazza Srl; Marco Maria Bianchi, di Albuzzano, architetto e progettista dei lavori (è difeso dall'avvocato Alexia Cellerino di Alessandria); e infine Ciro Manna, di Zinasco, e Altin Prenga, di Garlasco (difesi da Barbara Bertoni), entrambi componenti del consiglio di amministrazione della società Ct Immobiliare, che ha realizzato le residenze. Secondo il pubblico ministero Paolo Mazza, che ieri mattina non era in aula per motivi di salute, gli imputati avrebbero realizzato al Vallone un intervento di lottizzazione abusiva: la costruzione di 73 alloggi da destinare a uso residenziale attraverso un permesso di costruire che la procura ritiene illegittimo. Proprio su questa autorizzazione la difesa chiede ulteriori indagini. Il permesso, che era stato emesso in variante a un'altra autorizzazione rilasciata nel 2010 per la realizzazione di residenze universitarie, non sarebbe quindi, secondo l'accusa, regolare. E questo perché a quel permesso, sempre secondo l'accusa, sarebbe stato allegato un atto - presentato come convenzione - con il Dipartimento di Ingegneria edile dell'Università, firmato dall'allora direttore del dipartimento Angelo Bugatti. Inoltre, secondo la procura, la variante al progetto sarebbe stata giustificata con il presupposto che gli appartamenti rispondevano comunque a "scopi di ricerca". Ma, secondo l'accusa, sarebbe stata modificata del tutto la tipologia di appartamenti, attraverso «l'aumento degli spazi interni, sottraendo così superficie utile alle aree comuni, e costruendo nuove pertinenze, cantine e posti auto, del tutto incompatibili con la destinazione a residenze universitarie». In altre parole, per la procura gli appartamenti realizzati a Punta Est avrebbero perso la caratteristica di alloggi universitari, tanto che erano stati pubblicizzati e messi in vendita sul libero mercato come "residenze di pregio". Una conclusione che non è condivisa dalle difese degli imputati. «Per noi non è stato commesso nessun abuso, visto che il permesso è stato rilasciato dal Comune – dice l'avvocato Cellerino –. E' stato fatto tutto alla luce del sole. Quindi chiediamo che su quel permesso si faccia una perizia, perché riteniamo che la consulenza del pm sia molto farraginosa». Quello penale, però, non è l'unico fronte su cui si muovono le difese. «C'è anche un piano amministrativo – dice l'avvocato Cellerino –. Visto che la destinazione d'uso di quei terreni è stata ampliata stiamo cercando di capire se il Comune possa avere un interesse alle residenze di Punta est. Una convenzione come per Green campus? Al momento non lo sappiamo». @mariafiore3 ©RIPRODUZIONE RISERVATA