lo scontro politico

di Nicola Corda wROMA Lo spiraglio per evitare la rottura c'è. Se diventerà un'apertura, si saprà oggi e non domani quando ormai i giochi saranno fatti. Dopo l'incontro tra Berlusconi e Alfano l'obiettivo di spostare in avanti la partita è a portata di mano e potrebbe essere formalizzato oggi con un nuovo documento dell'ufficio di presidenza. Già, perché da ieri, dopo che i lealisti di Raffaele Fitto erano già proiettati verso la conta finale, ora la bilancia sembra spostarsi dalla parte dei governativi. Unità del partito prima di tutto per garantire un battesimo festoso alla nuova Forza Italia, massimo impegno per allontanare il voto sulla decadenza del leader ma tenendolo totalmente disgiunto dal sostegno al governo. Nel suo rilancio, Angelino Alfano mette nero su bianco anche il futuro assetto dei gruppi dirigenti, dove sotto Berlusconi ci sarebbero due coordinatori, in rappresentanza delle due anime "con potere congiunto di firma sulle candidature a tutti i livelli, da quello locale a quello europeo". Un documento da portare al consiglio nazionale di domani consentirebbe di evitare la spaccatura e la minaccia di scissione che, nel caso in cui Berlusconi dovesse dare il via libera ai falchi, partirebbe invece dal giorno dopo. Per questo il Cavaliere, pur di evitare il bagno di sangue, ieri in tarda serata ha incontrato nuovamente Fitto. I lealisti avrebbero infatti già respinto il nuovo documento da sottoporre al parlamentino azzurro, chiedendo mani libere sulla crisi. «Troppo blando» sulla difesa del leader e ritenuto irricevibile sul sostegno al governo sganciato dal voto sulla decadenza. Sulla possibilità di slittamento del consiglio nazionale, insiste Formigoni e il ministro Quagliariello tiene il punto sulla possibilità di disertarlo: «Se non c'è chiarezza, non si entra in un nuovo partito per metterlo in crisi dopo una settimana, non si va a casa d'altri a rovinare la festa». Alfano, pur essendo in questa fase in minoranza, sa che la divisione rappresenta uno spettro per il Cavaliere che con il ritorno a Forza Italia aveva trovato la soluzione per recuperare terreno. «Non consegnare a Renzi il Paese o dare il via libera a un governo con la sinistra dominante» sono gli argomenti, la pistola lasciata sul tavolo dall'ex delfino. Non decidere, buttare la palla avanti, oltre la data della decadenza del 27 che, se dovesse arrivare con un partito diviso, farebbe un danno incalcolabile. In questo Berlusconi e Alfano sono sicuramente più in sintonia e si capisce perché l'ultima tregua ha messo in allarme Verdini, Bondi e chi spinge verso la rottura irreversibile. Già in marcia verso lo strappo con la cacciata degli alfaniani, vedono ora profilarsi una resa di Berlusconi che invece pensavano di aver convinto a fare chiarezza per sempre. Tanto che negli ultimi giorni hanno messo in moto «la macchina dei giovani falchetti» che hanno imperversato su tutte le tv. Nel mirino i «giuda», peggiori di «quel Gianfranco Fini che almeno sfidò Berlusconi quando era forte», attaccano i ragazzi sguinzagliati da Daniela Santanché. Per Cicchitto solo un'adunata di «giovinastri che hanno trovato spazio nei media grazie a insulti da suburra e che ripetono come pappagalli ammaestrati slogan già usurati dieci anni fa». Non sembra proprio il clima della vigilia di un accordo fra le due fazioni che fino a tarda sera alimentavano voci d'incontri e vertici nel tentativo di convincere il Capo. Oggi per il Pdl suona la campana dell'ultimo giro con Berlusconi che cerca di sedare la rissa e rimettere insieme i pezzi di un partito dilaniato. ©RIPRODUZIONE RISERVATA