L'appello dell'Onu «Per le Filippine servono 300 milioni»

di Maria Rosa Tomasello wROMA All'appello del governo mancano ancora 29 municipalità, ma mentre il mondo si mobilita di fronte alle immagini della devastazione portate nelle Filippine dal supertifone Haiyan, il presidente Benigno Aquino corregge la stima iniziale delle vittime, 10mila persone uccise dalla furia del vento e delle onde, confermata lunedì dalle Nazioni Unite: «Il quadro che ho è di 1.774 morti, ma potrebbe essere più alto. Penso che 10mila sia troppo» dichiara. Sottolineando che le prime cifre potrebbero essere state influenzate dall'emotività. Ma nel Paese in ginocchio, dove mancano cibo, acqua potabile ed elettricità, e anche le bare per i morti, la rimozione delle macerie potrebbe far crescere la triste contabilità delle vittime: «Ci aspettiamo il peggio: man mano che si apre l'accesso ai siti troviamo altri cadaveri» riferisce John Ging, direttore operazioni dell'ufficio per il coordinamento degli affari umanitari dell'Onu. «Regna il caos, la situazione peggiore è nelle piccole isole che si sono trovate sulla rotta del ciclone, con cui è difficile mettersi in contatto» dice il direttore della Caritas locale, frate Edwin Gariguez. «Siamo isolati da giorni, in cerca di pane e acqua, l'odore nelle strade disseminate di cadaveri è insopportabile» è la drammatica testimonianza di una volontaria della ong italiana Avsi. Dei dodici italiani scomparsi nel nulla dopo la tragedia, quattro sono stati raggiunti, ma resta grande preoccupazione per la sorte degli altri otto iscritti nel registro degli italiani all'estero dei quali non c'è ancora alcuna notizia. «Abbiamo rintracciato tre persone che stavano in un piccolo paese dell'epicentro del tifone e che stavano tornando in macchina, poi ne abbiamo trovata un'altra» spiega il vice ministro degli Esteri Marta Dassù. Aggiungendo che il numero di chi risulta irreperibile non è certo «e c'è anche un problema enorme di comunicazioni». «Non è ancora il momento di allarmarsi» afferma l'ambasciatore italiano a Manila Massimo Roscigno. «Stiamo facendo di tutto» assicura Dassù, annunciando la partenza da Dubai del primo carico di aiuti italiani – tende, coperte e medicinali – prima tranche degli aiuti (un milione di euro) annunciati dall'Italia. Ma i bisogni sono enormi. «L'Onu ha lanciato un appello per la raccolta dei fondi necessari nei prossimi sei mesi: 301 milioni di dollari. «10 milioni di persone hanno disperatamente bisogno di assistenza - dice Valerie Amos, capo delle operazioni umanitarie dell'Onu, arrivata ieri a Manila -. Le agenzie Onu (dall'Oms all'Unhcr) stanno lavorando duro con le organizzazione umanitarie e le autorità locali, ma dobbiamo fare di più e più velocemente». L'intera economia dell'area colpita, con epicentro l'isola di Leyte, è distrutta: secondo la Fao per far ripartire l'agricoltura servono 24 milioni di dollari. L'Unione europea ha portato a 13 milioni di euro i fondi stanziati rispetto ai 3 iniziali: finora la comunità internazionale ha offerto 54 milioni di dollari, arrivati da 28 Paesi. Gli Usa hanno fatto convergere nella zona un gruppo navale guidato dalla portaerei George Washington con 7mila marinai. ©RIPRODUZIONE RISERVATA