«La mia Caterina una santa moderna»
PAVIA Sono tratte dall'opera lirica "Santa Caterina da Siena" scritta nel 1939 da Sante Zanon, le pagine che l'attrice Pamela Villoresi leggerà venerdì alle 21 nella chiesa di Santa Maria del Carmine, in occasione dei festeggiamenti per i 40 anni della fondazione Collegio Santa Caterina da Siena (ingresso libero). Oltre alla Villoresi, saranno interpreti del recital, intitolato "Voci per Caterina", alcuni allievi dell'Istituto Superiore di Studi Musicali Franco Vittadini che, guidati dall'insegnante Doina Dinu e accompagnati al pianoforte da Paola Barbieri, vestiranno i panni di Caterina (Eleonora Alberici, soprano), Gesù Cristo (Francesco Malanchin, tenore), La Priora (Julia Schramm, mezzo soprano), Lisa (Young A Oh soprano), La Madonna (Anna Gaspa, soprano), due mendicanti (Francesca Pellegrino, Wei Qian e Aneta Zemanova, soprani) maestro Giovanni (Alessandro Nuccio, baritono). A Pamela Villoresi - tra i volti femminili più noti del teatro italiano, un debutto da enfat prodige a 13 anni e una chiamata da Giorgio Strehler che fece da trampolino per un'affermata carriera come attrice – abbiamo chiesto di raccontare qualcosa dei testi che interpreterà. Come sono queste letture? «Sono una meravigliosa selezione di lettere di Caterina, indirizzate alla madre e al padre, dalle quali esce un ritratto assolutamente sincero e spirituale di questa figura femminile della storia del Cristianesimo. Nella prima lettera che leggerò, per esempio, Caterina si rivolge alla madre, addolorata dal fatto che lei voglia farsi suora e lasciare la casa, ricordandole la grandezza della capacità di sapersi abbandonare all'amore divino». Cos'era per Caterina da Siena l'amore divino? «Un dono assoluto, tanto che implora la madre di non cedere ai sentimenti egoisti di possesso genitoriale e di gioire per il fatto che lei abbia trovato il suo destino. Dalle sue parole emerge una forte determinazione, la stessa che portò Caterina ad influenzare parte dell'apparato di potere ecclesiastico, in nome del suo profondo dialogo con Dio. Lei strigliava i prelati, esortandoli a tornare al servizio del divino». Che ritratto esce di Caterina da Siena? «Quello di una ragazzina eccezionale, che non sapeva leggere e scrivere e che è arrivata a farlo attraverso l'esperienza mistica. Leggeva in latino, pur non essendo stata istruita e tutte le sue energie erano rivolte alla dimensione spirituale. Anoressica, smise di bere e di mangiare fino a quando morì. Una creatura esile con una forza di mille tori». Il maestro Gavazzeni (direttore d'orchestra bergamasco scomparso nel 1996) definì l'opera Santa Caterina da Siena "uno dei migliori lavori del teatro italiano degli ultimi tempi". Lei cosa ha apprezzato di questo lavoro? «La capacità di raccontare nell'intimo una figura teologicamente molto complessa, una delle più pregnanti della storia del Cristianesimo. Solo attraverso il dialogo di Caterina con le persone che le stavano intorno riusciamo a penetrarne l'animo, spiegarla con parole non sue, sarebbe diventato molto più complicato». Il Collegio Santa Caterina è nato nel 1973 per agevolare il percorso formativo, e non semplicemente gli studi, di giovani universitarie. Lei cosa pensa delle pari opportunità oggi? «Penso che nonostante tutto in Europa, in Italia un po' meno, siamo in una situazione avvantaggiata rispetto a una buona parte del mondo, con ampi margini di miglioramento. In seno alla chiesa, invece, la disparità è ancora sconcertante. Eppure io credo che, pur mantenendo fede a una dottrina profonda, la chiesa dovrebbe scrollarsi di dosso un bel po' di misoginia». (m.pizz.)