Telecom, nuovo tonfo in Borsa
di Andrea Di Stefano wMILANO Crisi nera per quello che è rimasto dei grandi gruppi industriali italiani. Giovedì sera Telecom Italia e ieri Finmeccanica sono letteralmente affondati in Borsa dopo i conti dei nove mesi chiusi in pesante rosso. In Borsa il titolo Finmeccanica, partito male fin dall'inizio della giornata (-7,8%), ha chiuso in calo del 5,99% a 5,1 euro. Il titolo Telecom è invece sceso del 5,5% con scambi elevatissimi: sono passate di mano 861 milioni di azioni pari al 6,4% del capitale, con il gruppo di tlc che secondo gli operatori ha pagato soprattutto il rischio che alla scadenza del convertendo da 1,3 miliardi possa esserci una forte vendita di azioni. «Il nostro problema ha un nome, quello di AnsaldoBreda», ha detto chiaramente l'ad di Finmeccanica Pansa, indicando la necessità di «agire significativamente e immediatamente per minimizzare» l'effetto e annunciando che verranno cercate «tutte le soluzioni» per fermare le perdite. E la soluzione serve anche per Ansaldo Sts, controllata che si occupa del segnalamento ferroviari: «Non possiamo stare fermi - ha detto Pansa -, non posso dire quando avverrà ma faremo di tutto per farlo presto e al meglio». Pansa ha anche confermato le mire di Finmeccanica su Avio Space: «Manteniamo un forte interesse ad acquisire» Avio Space e sono in corso colloqui con il venditore e «altre società internazionali che potrebbero essere partner di Finmeccanica nell'operazione». Altro rosso profondo e altro piano di ristrutturazione. Telecom ha presentato ieri un piano di 4 miliardi di euro ed è la prima della «nuova era», post Franco Bernabè e post riassetto di Telco. La novità più importante riguarda la vendita di Telecom Argentina, per la quale è arrivata un'offerta dalla Fintech dell'imprenditore messicano David Martinez, già socio di Sofora, la holding che controlla la società di Buenos Aires. La controllata non era strategica e la cessione potrebbe essere finalizzata a inizio 2014 «nel migliore interesse della società» ha detto Patuano, confermando che in Brasile invece resta tutto com'è. «È un'attività strategica per noi» ha spiegato il manager, aggiungendoci però un «mai dire mai». Oltre alla cessione dell'Argentina il piano prevede la vendita dei multiplex e delle torri di trasmissione in Italia e Brasile, l'accelerazione sulla separazione funzionale delle rete, lo stop per un anno al dividendo e un bond convertendo da 1,3 miliardi di euro. Il bond, curato da Morgan Stanley, collocato presso investitori qualificati al di fuori di Usa, Canada, Australia e Giappone, ha scadenza 2016 e cedola a tasso fisso tra il 5,75% e il 6,50%. Le risorse serviranno a finanziare gli investimenti, che il piano indica in 9 miliardi di euro in tre anni, di cui 3,4 miliardi in tecnologie di ultima generazione. Quanto agli obiettivi, per il periodo 2013-2016 Telecom prevede ricavi e margine operativo stabili, un calo dei ricavi domestici tra l'1% e il 3% e una crescita del 5% in Brasile. Proprio ieri Telefonica, che intende diventare il primo azionista di Telecom, ha chiuso i primi nove mesi con l'utile in calo del 9% a 3,14 miliardi di euro. ©RIPRODUZIONE RISERVATA