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DALLA PRIMA DELL'INSERTO Può davvero aiutare anche contro il cancro? «Per alcuni tipi di tumore sì. Quello del cavo orale e faringe, dell'endometrio e del fegato. Potrebbe invece aumentare leggermente il tumore della vescica, ma non è ancora chiaro». In sintesi quali sono gli effetti farmacologici della caffeina? «È una sostanza psicoattiva, stimola il sistema nervoso centrale: diminuisce il senso della fatica e il tempo di reazione, aumenta la capacità lavorativa e il senso di vigilanza, agisce sul centro del respiro, può causare irritabilità e insonnia e, ad alte dosi, anche ansia. Non modifica invece le capacità di apprendimento e di memoria. Su altri apparati produce diuresi, rilascia la muscolatura liscia e aumenta la prestazione fisica in alcuni sport. Favorisce la digestione, non causa reflusso, gastrite o ulcera nei sani, ma non è indicato in chi soffre già di queste malattie. Inoltre la caffeina potenzia gli effetti di aspirina, paracetamolo e farmaci anti-infiammatori. Molte volte per l'emicrania bastano aspirina e caffè». Qual è la dose consigliata? Età e sesso incidono sulla quantità indicata? «Il caffè fa un effetto leggermente maggiore nelle donne, ma il consiglio per entrambi i sessi è di non superare le tre, quattro tazzine al giorno. In alcune condizioni il consumo va ridotto. Ad esempio in gravidanza, durante l'allattamento, in chi ha la cirrosi epatica, fibrillazioni atriali, gastrite e ulcera». Esistono ipersensibilità individuali? «È dimostrato che esistono varianti genetiche di alcuni enzimi. Si chiama diversa suscettibilità alla caffeina e ha spiegazioni biochimiche e genetiche. Chi è più veloce nel metabolizzare la caffeina risente meno di tutti i suoi effetti desiderati e indesiderati e quindi può bere più caffè». Questo spiega, in parte, anche perché alcune persone bevono caffè dopo cena e dormono, mentre per altre funziona come eccitante. «Sì, esatto». E quando si prendono medicine occorrono particolari precauzioni? «Nel caso di assunzione di medicinali, dosi alte di caffeina possono interagire con antibiotici e farmaci che influiscono sul sistema nervoso. Un'attenzione particolare però va posta all'interazione con efedra (efedrina e suoi derivati), presente in alcuni prodotti da banco come decongestionanti nasali, integratori, e altro: può provocare tachicardia, ipertensione, aritmia cardiaca ed emorragie intracraniche». Negli Stati Uniti si parla di coffee addiction, dipendenza da caffè. Si può diventare veramente dipendenti o, come si dice, "drogati" di caffè? «La tolleranza all'effetto stimolante della caffeina, cioè il fatto di sentire meno gli effetti, si induce rapidamente (una, due tazzine al giorno per tre, quattro giorni). Contemporaneamente si instaura anche una leggera dipendenza ma l'astinenza ha sintomi molto lievi: una lieve sedazione, sonnolenza, senso di affaticamento, mal di testa e irritabilità, eliminabili con la somministrazione di mezza tazzina di caffè e che scompaiono da soli in tre, quattro giorni. Di conseguenza la caffeina non è inserita nella lista delle sostanze stimolanti che inducono dipendenza». Decaffeinato: gli studi rilevano che l'uso costante di questa bevanda trattata può provocare danni al sistema cardiocircolatorio. È così? «Le informazioni sulla relazione tra consumo di caffè decaffeinato e incidenza di malattie sono al momento insufficienti per trarre conclusioni, tuttavia sono per ora rassicuranti, non suggeriscono alcun effetto negativo del caffè decaffeinato sulla salute. L'idea che il caffè decaffeinato possa far male nasce dal fatto che in passato potevano essere presenti tracce dei solventi utilizzati per estrarre la caffeina. Secondo le case produttrici però, oggi il decaffeinato non ne contiene più». Brunella Gasperini ©RIPRODUZIONE RISERVATA