L'addio di Lussardi «Un'altra vita lontano dal campo»
Il Pavia ha voluto ringraziare espressamente il Comune, con un comunicato sul proprio sito, «a seguito dell'agibilità concessa allo stadio "Fortunati" dalla Commissione di vigilanza di Pavia». Il club menziona in particolare «il sindaco Alessandro Cattaneo, che peraltro per un anno si è assunto la responsabilità dell'apertura dello stadio, e il capo di gabinetto del sindaco, Luigi Greco, per aver ottemperato agli adempimenti richiesti dall'Osservatorio nazionale per le manifestazioni sportive per rendere agibile la struttura, permettendo cosi alla società di poter continuare a giocare le gare casilinghe nella propria città». L'inagibilità, che peraltro ha portato comunque alla chiusura del settore dei distinti, era dovuta alla mancata realizzazione di alcuni lavori da parte dello stesso Comune, che poi è riuscito a trovare le risorse necessarie per eseguire gli interventi: risorse «di non poco rilievo – aggiunge il Pavia calcio – e nonostante il Comune, così come la società, non abbia mai nascosto di non condividere appieno tali disposizioni, ha comunque voluto ottemperarvi per il bene dell'A.C. Pavia, patrimonio di tutta la città». di Luca Simeone wPAVIA Appena uscito dall'ospedale è andato nello spogliatoio a salutare i compagni, mister Alessio Pala, lo staff e poi la dirigenza del Pavia. Un saluto amarissimo quello di Andrea Lussardi, perché l'arrivederci non potrà essere sui campi di calcio: quelli il ventunenne centrocampista di Lodi non li calcherà per almeno due anni, e lo stop probabilmente diventerà definitivo. Lo sa bene, Andrea, e a distanza di giorni dal verdetto dei medici del San Matteo deve ancora metabolizzare quello che è successo dal 25 agosto in avanti: lo svenimento in campo a Mantova e poi, quando tutto sembrava rientrato dopo i tanti controlli effettuati con esito negativo, la nuova perdita di conoscenza proprio nello spogliatoio del Fortunati, dove Lussardi era andato a trovare i compagni in attesa di riprendere ad allenarsi. «Devo interrompere l'attività per i prossimi due anni, nei quali verrò costantemente monitorato – spiega il calciatore – ma so bene che sarà molto difficile riprendere a giocare e sto cercando di abituarmi all'idea di fare altro nella vita». Al San Matteo gli è stato impiantato sottocute un piccolo dispositivo (reveal) che registra costantemente il ritmo cardiaco segnalandone le eventuali anomalie. Tramite un apparecchio a casa, Lussardi trasmette poi periodicamente le registrazioni ai medici della Cardiologia del San Matteo. «La causa degli svenimenti resta ancora non spiegata – dice Lussardi – è stata però rilevata una cicatrice sul cuore che potrebbe essere il risultato di una vecchia miocardite, oppure il segnale di un problema di carattere genetico. La prima causa sembra la più probabile, ma gli accertamenti genetici vanno eseguiti e i tempi sono lunghi. Nel frattempo ovviamente l'idoneità è sospesa». Le giornate trascorrono per ora in attesa di recuperare dal piccolo intervento al quale è sottoposto per l'impianto del dispositivo, e soprattutto provando a immaginare una nuova vita lontana dai campi di calcio. Ma non troppo: «Mi piacerebbe rimanere nel mondo del calcio con un altro ruolo e nel frattempo sto pensando di riprendere gli studi. Ho un diploma in ragioneria e potrei iscrivermi all'università. Intanto quando mi sarò ripreso dall'intervento ho intenzione di tenermi comunque in allenamento andando in palestra». E' un calciatore di talento, Andrea, e non a caso il Pavia aveva individuato in lui uno dei giocatori cardine della stagione 2013-2014. Ma non solo le qualità tecniche avevano convinto la società, anche quelle umane. «La salute naturalmente con eventi del genere torna al centro della vita, anche se non è facile abituarsi all'idea di lasciare il calcio, il tuo lavoro – dice Lussardi – i miei mi sono stati vicini, come pure gli amici: quelli che vedevo poco e che adesso ho più tempo per frequentare». E poi i compagni di squadra, naturalmente: «Anche loro mi hanno confortato, e sicuramente ci vedremo: voglio andare a trovarli, ogni tanto, e continuare a seguire il Pavia». ©RIPRODUZIONE RISERVATA