Milan, tregua armata Barbara-Galliani
MILANO Se qualcosa si è rotto, Adriano Galliani non lo dà certo a vedere. «Non commento», ha ripetuto l'ad del Milan all'indomani delle critiche arrivate da Barbara Berlusconi che ha chiesto al padre un cambio di rotta nella gestione della società. Galliani ha parlato al telefono con Silvio Berlusconi, ma non ha voluto raccontare nulla della conservazione con l'imprenditore. Mentre Barbara (membro dei cda del Milan e della holding che lo controlla, Fininvest) seguiva l'inizio del trasloco dei primi uffici di via Turati nella nuova sede del Portello, Galliani ha trascorso una giornata come tante altre, fra un incontro con Raiola, la cerimonia del premio Facchetti e una riunione informale della Lega di serie A. «Nessun commento forever – ha sorriso in serata –. Sono sereno, che io sappia non è cambiato nulla». Qualcuno definisce la situazione una tregua armata. È però difficile non considerare uno spartiacque l'appello a un cambio di rotta nella gestione societaria invocato da Barbara Berlusconi, che assicura di non aver chiesto la testa di Galliani, ma col padre avrebbe convenuto che il Milan non ha speso poco ma male; che manca una moderna rete di osservatori per che vada a caccia dei migliori talenti; e che la campagna acquisti e cessioni estiva sbagliata e che non ha tenuto conto delle indicazioni della proprietà. Insomma, è in discussione la recente gestione di Galliani, il cui futuro sul medio periodo è quanto meno incerto. Lui non commenta. C'è già chi immagina il dirigente monzese altrove, ad esempio alla guida della Lega di serie A, ruolo già coperto nei quattro anni pre-calciopoli. Ma se avverrà una svolta al Milan, è ancora da scrivere e l'ultima parola sarà di Silvio Berlusconi. Come è accaduto domenica per rinnovare la fiducia a tempo ad Allegri, di nuovo in bilico. «Non è una settimana decisiva per Allegri, gode di assoluta fiducia», ha assicurato Galliani a due giorni dalla sfida di Barcellona e sei da quella con il Chievo, in cui mancherà Balotelli, squalificato e «incedibilissimo». Ma «se uno perde all'infinito non c'è allenatore che tenga».