«Non eliminate cori e spumante alle lauree»

di Linda Lucini wPAVIA «Se il lavoro vuoi trovare lo spumante devi stappare»: Annalisa al quinto anno di Farmacia recita la filastrocca per spiegare che lei proprio non ci sta a rinunciare alla festa di laurea in università. Eppure il rettore Fabio Rugge ha deciso di porre un limite ai festeggiamenti e il senato accademico ha stabilito che d'ora in poi il neo-laurendo dovrà firmare un impegno a spiegare a parenti e amici come ci si deve comportare. «Spruzzare di spumante le lapidi di 500 anni o allagare di bollicine la settecentesca aula Scarpa non è rispettoso di questa università», dice il personale addetto al controllo preoccupato anche per il fatto che la scorsa settimana una bottiglia di spumante è caduta dal balcone del primo piano: «Per fortuna non c'era sotto nessuno, ma qui siamo stanchi di vedere i cortili invasi dai coriandoli e dai resti dei brindisi». A chiedere l'intervento del rettore i docenti che faticano a tener lezione e il personale esasperato dalla maleducazione di alcuni laureandi. Così la decisione di imporre un codice di comportamento. «Per le lauree il rettore non ha più competenza», sentenza Dario prossimo alla laurea in Giurisprudenza. Anna, 4° anno di Ingegneria, è dello stesso parere: «Ci vuole un gran caos quando ci si laurea. Si fanno tanti sacrifici per arrivarci e si deve far festa. E poi lo spumante si spara, come è tradizione in un'università che si vanta delle sue tradizioni» . «Pavia va avanti sugli studenti, che ci lascino fare», dice Chiara, 3° anno di Giurisprudenza. Giorgio, compagno di corso, aggiunge che «festeggiare e far caos è giusto, ma non vicino alle aule di studio». «Non ci vedo nulla di male nel festeggiare – dice Pierpaolo Massari – meglio però evitare i cartelloni mentre si discute la tesi». «Durante la discussione no – replica Domenico Pontari – ma dopo ci vuole un po' di elasticità». «Il bello dell'università - spiega Davide Siracusa – è camminare per i cortili e veder far festa chi ha finito di studiare». «Magari senza esagerare. Ho amici che studiano nelle aule vicino alle lauree e si lamentano del caos», dice Concetta Polisano. «L'unica soluzione è adibire un cortile alle feste», sentenzia Giuseppe Giordano. «Sono ragazzi – dice Fabio Iorino, titolare del bar dell'ateneo – In tanti fanno la festa qui ma si tratta di ragazzi che conosciamo da anni e li teniamo a bada. Certo ci sono i cori, un po' di allegria, ma non molto di più. Anche se capisco che serve un limite. Quando un gruppo di ragazzi ha fatto esplodere un fuoco d'artificio nel cortile li ho cacciati. Se sono incivili vanno mandati via». Chi non festeggia nei locali vicini all'università (prezzo medio 10 euro a persona) si porta pasticcini e stuzzichini da casa e allestisce il party in uno dei cortili. C'è anche chi arriva con una marea di borse frigorifero e più che un brindisi fa un pic-nic. «Il problema vero è la sicurezza – dice il personale dell'ateneo – Quando in un'aula storica entrano troppe persone perchè ci sono candidati che arrivano con decine di parenti, non va. Sono spazi d'epoca che non possono reggere lo stress di una marea di maleducati». «Ha ragione il rettore – aggiunge Ettore Dezza, preside di Giurisprudenza, la facoltà con più aule vicino alle sedute di laureaa – Il baccano è notevole e le lezioni vengono disturbate». «Sono stufo di sentire cori banali e inconsistenti che non fanno parte della tradizione pavese – dice Paolo Mazzarello responsabile del Museo della storia dell'ateneo – Non si può sentire un coro volgare ripetuto all'infinito come «Dottore, dottore...» Ed è capitato pure durante visite di personaggi importanti. Serve limite e buon gusto».