Ragazza morta a Roma Si segue la pista del killer

ROMA Per la famiglia non ci sono dubbi: nessun suicidio, nessun incidente, Simona è stata uccisa. «Sono stata aggredita e violentata» sono state le ultime parole di Simona Riso al suo arrivo all'ospedale San Giovanni di Roma, e se l'esame autoptico ha escluso lo stupro, così come l'assunzione di farmaci, adesso neppure la procura di Roma crede che la ragazza, ritrovata agonizzante alle sette di mercoledì scorso nel cortile del condominio di via Urbisaglia dove viveva, nel quartiere Appio, abbia deciso di togliersi la vita. Il pm Attilio Pisani indaga per omicidio volontario dopo aver cambiato l'intestazione del fascicolo, aperto inizialmente per omicidio colposo per indagare su eventuali omissioni o errori nei soccorsi. Accantonata la pista del suicidio, nata dalla iniziale dichiarazione di un cugino («Simona soffriva di depressione»), convincere i magistrati a seguire la pista del delitto non c'è solo il risultato dell'autopsia. Ci sono anche i racconti dei vicini, che hanno riferito di aver sentito Simona urlare, chiedendo aiuto. «Mia sorella è stata uccisa, e tra le piste c'è quella dell'omicidio da parte di un conoscente, quindi una persona con la quale ha avuto contatti» ha detto il fratello della ragazza, Nicola Riso. È stato lui a ricostruire le ultime ore di Simona: «Alle 4.30 mia sorella ha sentito nostra madre dalla Calabria al telefono. Poi c'è un buco di due ore. In ogni caso non può essersi trattato di suicidio perché il corpo è stato trovato con jeans e maglietta e le chiavi con sé, quindi Simona era uscita di casa. Probabilmente è stata uccisa altrove e poi è stata portata nel posto dove è stata trovata». A confermare il convincimento della famiglia è stato Sebastiano Russo, legale dei Riso: «È possibile che Simona abbia incontrato il suo assassino prima di uscire dal palazzo, magari sul pianerottolo. Non c'è ancora un nome, non ci sono indagati, ma si procede per omicidio volontario. È possibile che chi l'ha uccisa avesse dei rancori nei suoi confronti». È stata sequestrata intanto anche la cartella clinica dell'ospedale «per verificare eventuali negligenze mediche». Gli investigatori stanno lavorando per ricostruire le ultime ore di vita di Simona, che sabato prossimo, 9 novembre, avrebbe compiuto 29 anni, e stanno raccogliendo elementi sulla sua vita privata, su amicizie e relazioni, senza escludere nulla, in attesa di chiarire se la frattura alla costola che ha causato la morte per insufficienza respiratoria sia stata provocata da una caduta, ipotesi che resta aperta, o da una aggressione. La ragazza aveva il bacino rotto e un polmone perforato, forse a causa delle botte, dei calci e dei pugni. «Non cerchiamo vendette, vogliamo solo giustizia per la morte di Simona, che non si è suicidata ma è stata uccisa» ha ripetuto durante i funerali, a San Calogero, in provincia di Vibo Valentia, una cugina della ragazza, nella chiesa stracolma. All'uscita del feretro un applauso e un volo di palloncini colorati sono stati l'addio dei genitori Antonio e Caterina, dei tre fratelli e degli amici di sempre a Simona, che a Roma lavorava come cameriera d'albergo. Era lì che mercoledì era attesa al lavoro, puntuale come sempre. Ma il suo assassino l'ha fermata. (m.r.t.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA