Ultimatum ad Alfano «Firma il documento»

di Gabriele Rizzardi wROMA «La scissione sarebbe un danno e un grave errore. E comunque non dipenderebbe da noi. Il dato oggettivo è il passaggio a Forza Italia, condiviso nei mesi scorsi anche da Alfano. Auspico che tutti firmino il documento dell'ufficio di presidenza: Chi non è d'accordo dovrà spiegarlo». Raffaele Fitto, leader dei "lealisti" del Pdl, intervistato da Lucia Annunziata, prova a tenere i toni bassi nella polemica interna, ma non ce la fa e nei trenta minuti a disposizione detta le sue condizioni ad Alfano. Quanto al merito della contesa, seppure con garbo, l'ex governatore della Puglia tira fuori il cartellino giallo e spiega che Alfano ha commesso due errori da sottolineare con la penna rossa: «Quando sul voto di sfiducia ha indicato una strada insieme a pochi colleghi e non con tutti e quando non si è presentato all'ufficio di presidenza». Angelino, insomma, se non vuole rischiare l'isolamento «deve stringersi attorno a Silvio Berlusconi con convinzione e lealtà». L'aut aut parte al termine di una mattinata che si apre con un durissimo botta e risposta tra gli innovatori-filogovernativi e i lealisti. Il primo colpo lo fa partire Fabrizio Cicchitto che se la prende con Saverio Romano, colpevole di voler «asfaltare» chi non la pensa come lui: «Romano tratta in modo sprezzante Alfano e ruota le penne del pavone come se all'improvviso fosse diventato il leader di un partito al quale ha aderito anche abbastanza recentemente...». La replica di Romano, stizzita e accompagnata da una buona dose di sicumera, arriva a stretto giro: «Il 2 ottobre scorso è successo che l'ex segretario del Pdl, Angelino Alfano, si sia messo a capo di una minoranza che è rimasta tale nel Parlamento e nel partito, che invece è nella stragrande maggioranza nelle mani di Silvio Berlusconi». E se il Cavaliere ha deciso di tenere sulla graticola il governo Letta e ha dato l'ordine ai suoi fedelissimi di battere tutti i giorni su una legge di Stabilità che va modificata a tutti i costi e su una decadenza che il popolo di Silvio non accetterà mai, Paolo Naccarato si assume il compito di ricordare al Cavaliere che i numeri per far cadere Letta non li ha: «Ìn democrazia l'unica legge che vale è quella dei numeri e io ricordo che al Senato i numeri a favore della fiducia al governo Letta-Alfano sono ampi, consolidati e robusti». L'ultimatum di Fitto finisce per irritare anche Roberto Formigoni, che parla di dichiarazioni «curiose» e assicura che al Consiglio nazionale gli innovatori daranno filo da torcere: «Ricordo che noi abbiamo già raccolto le firme di oltre un terzo dei consiglieri nazionali e ci avviamo verso la metà...». ©RIPRODUZIONE RISERVATA